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Il paradosso siciliano: meno risorse, meno clientele e una società più libera

Dopo la tempesta nel bicchier d’acqua originata dalla presunta telefonata tra il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, e il dottore Matteo Tutino resta per intero il dramma siciliano cui la stampa nazionale, così pronta a riempire pagine sulla trascrizione di una intercettazione, non dedica un rigo. La lunga crisi che ha devastato il potere d’acquisto, le attese di una vita migliore di un intero popolo è oggetto di rilevazioni statistiche non certo di campagne correttive coraggiose e originali.

Le ali mozzate del sud

Alcune settimane fa il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato l’abisso che separa Nord e Sud dell’Italia. Quella che un tempo si definiva questione meridionale è oggi la questione italiana. A oltre un secolo e mezzo dall’unità le disuguaglianze sono forse maggiori di quando dopo mille anni di separazione il Sud e il Centro Nord si unirono. Per un lungo periodo il New deal in versione italica scaraventò miliardi di lire al Sud con il risultato di creare mostri inquinanti dove prima c’erano spiagge incontaminate, gonfiando a dismisura il pubblico impiego e arricchendo le mafie con le spartizioni di appalti di ogni risma. Ma cosa è oggi la questione meridionale? Trenta anni fa, durante la fase più pervasiva del potere mafioso, pochi amministratori coraggiosi impedirono che lo Stato capitolasse e che vaste zone del Paese divenissero come Platì, il paese calabrese dove il potere delle cosche è così penetrante […]