Piantare un seme per far rifiorire il dibattito sulla legalizzazione della cannabis

Lo scorso dicembre le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che non è reato coltivare con tecniche rudimentali una pianta di cannabis per il proprio uso personale.

Tuttavia, in assenza di una legge che regoli questo principio, molti cittadini, soprattutto tra i giovani, corrono il rischio di vedersi denunciati e costretti a difendersi in un processo.

Ho rivolto un appello a tutti i parlamentari, a partire da quelli che hanno aderito all’Intergruppo per la legalizzazione della cannabis, affinché alle circa centomila persone che si cimentano ogni anno nella sua coltivazione, sia risparmiato il pericolo di un processo dall’esito incerto, unendo gli sforzi di tutti per regolamentare una materia che necessita di norme chiare che pongano fine a decenni di irrazionale e dannoso proibizionismo.

Già da subito, tuttavia, ho deciso di aderire alla campagna di «obbedienza civile» (si tratta, infatti, di una pratica adesso giudicata legittima e non più perseguibile) #IoColtivo: un’iniziativa sostenuta da oltre 20 associazioni e alla quale hanno aderito, dal 20 aprile ad oggi, oltre 1500 cittadini, decidendo di piantare un seme di cannabis e far crescere una pianta, estendendo l’invito ai miei colleghi deputati e senatori.

#IoColtivo – Ep. 1, La piantumazione del seme

Oggi inizia ufficialmente la mia “obbedienza civile”, piantando un seme di cannabis che ha l’obiettivo di sensibilizzare il Parlamento alla necessità di legalizzare una pianta dai molteplici benefici in vari settori, da quello farmacologico a quello industriale.A questo link, invece, la mia chiacchierata con Matteo Mainardi:https://youtu.be/deqWSP1-S6w

Pubblicato da Leonardo Aldo Penna su Domenica 31 maggio 2020

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