SICILIA, disastro Click Day

Oggi, per la regione Sicilia, era il grande giorno del tanto atteso Click Day, che si rivela nuovamente un grandissimo flop. Il governatore Musumeci non aveva risparmiato critiche al governo Conte sulla gestione degli aiuti alle imprese, e le sue promesse di sostegno immediato da parte della regione siciliana, per far fronte alle mancanze dello Stato, che nel frattempo, invece, già ad aprile si impegnava prontamente in azioni concrete. Troppo facile affermare che il Click Day è fallito a causa di un’anomalia della piattaforma in gestione Tim, siamo ad Ottobre e le imprese siciliane ancora non hanno visto un euro dal governo Mussumeci. 130 milioni da destinare alle imprese e l’amministrazione siciliana ha scelto nuovamente una modalità che non ha mai assicurato nè affidabilità nè meritocrazia, oltre a numerosi impedimenti quali l’esclusione di alcuni codici Ateco, firma digitale obbligatoria, Durc in regola, migliaia di FAQ, piattaforma continuamente in crash, continue […]

Garantire il diritto a spostarsi a tutte le persone con disabilità

In Europa circa ottanta milioni di persone soffrono di qualche forma di mobilità ridotta. Molti di loro viaggiano in aereo e si può immaginare anche le grandi difficoltà che incontrano quotidianamente. Per tale ragione è importante garantire a tutti, specialmente ai più fragili, il diritto alla libertà di movimento al pari dei passeggeri con normale mobilità. Un diritto riconosciuto dal Parlamento e dal Consiglio Europeo con regolamento (CE) n° 1107/2006. Però quello che spesso capita è che le configurazioni dell’aereostazioni non tengono in considerazione le esigenze delle persone con disabilità o con mobilità ridotta, con la conseguenza di aumentare i loro disagi. Basti pensare alle procedure per l’imbarco, per esempio quando le rampe mobili non sono disponibili o durante gli spostamenti sull’aeromobile, posti a sedere molto ravvicinati e stretti che causano una posizione di svantaggio e che non consentono di soddisfare le esigenze delle persone disabili durante il viaggio. Per […]

STOP agli insulti sessisti e misogini

Una parte della politica continua a incentivare messaggi sessisti e misogini verso le donne delle Istituzioni, la cui unica colpa è quella di non far parte dello stesso schieramento politico. Questa volta è stata vittima di offese la vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, da parte di alcuni follower della pagina Facebook del deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro e non si può non ricordare la consigliera regionale pugliese Loredana Capone vittima di un murales sessista. Infine, il mio pensiero va anche alla Ministra Azzolina, da mesi vittima di offese che nulla hanno a che fare con la politica e con il suo operato. Questi atteggiamenti non sono più accettabili soprattutto in un paese che si definisce civile, dove ogni giorno si parla di diritti e pari dignità. Non è più accettabile il sessismo e le frasi contro le donne perché alimentano la violenza. Per questo #IoNonMiAbituo

Il 23 settembre 1985 moriva Giancarlo Siani, giornalista scomodo ucciso dalla camorra

Il 23 settembre 1985 moriva Giancarlo Siani, ucciso da due sicari della camorra mentre stava parcheggiando l’auto davanti alla sua abitazione a Napoli. Il giovane giornalista aveva solo 26 anni, la sua colpa è stata quella di aver denunciato tra gli articoli de “Il Mattino” l’attività di alcune cosche criminali e la loro espansione economica. La sua condanna a morte era stata decretata dai fratelli Nuvoletta a capo del clan camorristico di Torre Annunziata che, indicati da Siani in un articolo del 10 giugno 1985, come autori della soffiata che aveva consentito ai Carabinieri di mettere le mani sul boss Valentino Gionta. Ma il giornalista aveva toccato anche interessi ben più importanti e poteri ben più forti investigando sugli appalti pubblici per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto dell’Irpinia del 1980 nei dintorni del Vesuvio e denunciando le infiltrazioni camorristiche nella vita politica. Giancarlo Siani rappresenta tutt’oggi un grande […]

21 settembre 1990: veniva ucciso il giudice Rosario Livatino

Erano passate da poco le 8.30 quella mattina del 21 settembre 1990. Rosario Livatino bordo della sua Ford Fiesta di colore rosso, da Canicattì dove abitava, si stava recando al tribunale di Agrigento, quando fu avvicinato, braccato e ucciso senza pietà da un commando mafioso. I sicari spararono numerosi colpi di pistola. Rosario Livatino tentò una disperata fuga, ma fu bloccato. Sceso dal mezzo, cercò scampo nella scarpata sottostante, ma fu raggiunto e ucciso. Sul posto arrivarono i colleghi del giudice assassinato: da Palermo l’allora procuratore aggiunto Giovanni Falcone e da Marsala Paolo Borsellino.In base alla sentenza Livatino fu ucciso perché “perseguiva le cosche mafiose impedendone l’attività criminale”. Nella sua attività Livatino si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la ‘Tangentopoli siciliana’ e aveva colpito duramente la mafia di Porto Empedocle e di Palma di Montechiaro, anche attraverso la confisca dei beni.Il giudice Rosario Livatino è un esempio […]

20 settembre 1870 la Breccia di Porta Pia

Il 20 settembre del 1870 cadeva l’ultimo baluardo di un antistorico potere temporale della Chiesa. Si riaffermavarono i principi della laicità e della netta separazione tra CHIESA e STATO. Ci sono volute decine di anni di lotte anche dure per trasformare questi principii in leggi che garantissero libertà e diritti. La battaglia non è ancora cessata perchè dalle ceneri della storia sono sempre pronti a risorgere invadenze di campo e confusioni di ruolo.