21 settembre 1990: veniva ucciso il giudice Rosario Livatino

Erano passate da poco le 8.30 quella mattina del 21 settembre 1990. Rosario Livatino bordo della sua Ford Fiesta di colore rosso, da Canicattì dove abitava, si stava recando al tribunale di Agrigento, quando fu avvicinato, braccato e ucciso senza pietà da un commando mafioso. I sicari spararono numerosi colpi di pistola. Rosario Livatino tentò una disperata fuga, ma fu bloccato. Sceso dal mezzo, cercò scampo nella scarpata sottostante, ma fu raggiunto e ucciso. Sul posto arrivarono i colleghi del giudice assassinato: da Palermo l’allora procuratore aggiunto Giovanni Falcone e da Marsala Paolo Borsellino.In base alla sentenza Livatino fu ucciso perché “perseguiva le cosche mafiose impedendone l’attività criminale”. Nella sua attività Livatino si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la ‘Tangentopoli siciliana’ e aveva colpito duramente la mafia di Porto Empedocle e di Palma di Montechiaro, anche attraverso la confisca dei beni.Il giudice Rosario Livatino è un esempio […]

20 settembre 1870 la Breccia di Porta Pia

Il 20 settembre del 1870 cadeva l’ultimo baluardo di un antistorico potere temporale della Chiesa. Si riaffermavarono i principi della laicità e della netta separazione tra CHIESA e STATO. Ci sono volute decine di anni di lotte anche dure per trasformare questi principii in leggi che garantissero libertà e diritti. La battaglia non è ancora cessata perchè dalle ceneri della storia sono sempre pronti a risorgere invadenze di campo e confusioni di ruolo.

Continua la lotta per prevenire gli incendi boschivi

Il fenomeno degli incendi boschivi rappresenta una delle emergenze ambientali più critiche del nostro Paese. Tale fenomeno, negli ultimi tempi, ha assunto il carattere di una vera e propria calamità, dovuta, principalmente, all’azione della mano criminale dell’uomo. Queste azioni vigliacche stanno ponendo a rischio l’incolumità pubblica, determinando la distruzione e morte di piante ed animali, con perdita di quote di biodiversità, riducendo sensibilmente il livello di sicurezza ambientale e determinando notevoli danni al patrimonio forestale nazionale. Diversi roghi hanno afflitto la nostra Penisola: dall’Aquila, a Palermo, passando per la Campania e la Puglia. Per queste ragioni ho depositato, insieme ad alcuni colleghi del M5S alla Camera, un’interrogazione al Governo, per sapere se si ritiene necessario favorire ogni sinergia operativa alla luce della legge quadro (L. 353/2000) sugli incendi boschivi per migliorare l’efficacia degli interventi di lotta agli incendi, attraverso l’applicazione di metodologie che favoriscano il compimento di attività di indagine, […]

La lotta alla mafia è una battaglia di libertà

Palermo da capitale della mafia si è trasfigurata, divenendo capitale della resistenza alla mafia. Una lotta combattuta per decenni dagli uomini dello Stato è divenuta resistenza diffusa. Piccoli e grandi imprenditori che subiscono richieste estorsive hanno oggi una scelta in più: denunciare e associarsi. Sanno che la rete di protezione è forte ed efficace, che la solitudine di Libero Grassi è un ricordo lontano, quasi una crocefissione per la rinascita. Agli uomini delle istituzioni che si sono affollati in via Alfieri chiediamo che invece di un fiore depongano la loro azione di lotta per la libertà. Il fatto concreto che cambia e muta in meglio le vite, che Libero con tutto se stesso non cessò mai di pretendere e cercare.

11 settembre 2001: attenato alle torri gemelle

L’attentato dell’11 settembre ha segnato, quasi 20 anni fa, il punto più alto della pericolosità del terrorismo internazionale.Il terrorismo spesso si è servito e ancora si serve della religione per mascherare la sua natura violenta, razzista e sessuofobica inventandosi una inesistente guerra di religione per giustificare desideri e propositi di sopraffazione e di dominio. La comunità internazionale ha reagito positivamente contro il terrorismo ricorrendo alle armi della intelligence e della legalità.

Bielorussia: continuano le proteste

Continuano le proteste in Bielorussia. Anche l’ex ministro di Lukashenko, Pavel Latushko, prende le distanze dal regime dittatoriale che si è creato nel Paese, affermando che:” Non è più accettabile che cittadini bielorussi vengano portati alla frontiera e gettati fuori dal Paese e che non possano rientrare solo perché hanno idee proprie e le difendono è contro la Costituzione. Una situazione senza precedenti nel XXI secolo che ricorda le repressioni dell’Urss. Dobbiamo fare di tutto per porre fine a questo scempio della legalità. Tutti i colpevoli di violazioni dei diritti umani devono rispondere delle loro azioni”. Anche noi non possiamo rimanere indifferenti, ma soprattutto dobbiamo denunciare gli attacchi alle libertà e alla democrazia.