Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino – 17 Luglio 1992

Come promesso continuerò a raccontare gli ultimi giorni di vita di Paolo Borsellino. Ed oggi ricostruiremo la giornata:
17 LUGLIO 1992
Il 17 luglio del 1992 Paolo Borsellino nella sua ultima trasferta a Roma incontra Parisi, il capo della polizia, e gli chiede nuovamente di rafforzare la sua scorta. Alle ore 5 Paolo Borsellino atterra a Punta Raisi e si reca in Procura per mettere i verbali dell’interrogatorio di Mutolo in cassaforte. Dai racconti della sorella del giudice, Rita Borsellino, sappiamo che prima di lasciare la Procura Paolo abbraccia i suoi colleghi, tanto che questi ultimi si meravigliano perché erano gesti che non avevano mai visto fare al loro amico e collega. Tra questi, Ignazio de Francisci e Vittorio Teresi affermano di essere rimasti sconvolti da quell’episodio e gli chiedono: “Paolo, ma che stai facendo?” e lui scherzando: “e perché vi stupite? non vi posso salutare?”.
In quello stesso giorno Paolo sente telefonicamente Carmelo Canale. A quest’ultimo Borsellino chiede novità sul versante delle indagini su Palma di Montechiaro, e gli anticipa come si è svolto il colloquio con Mutolo. Lo stesso Canale dichiara di aver sentito Paolo molto amareggiato, stanco e affaticato.
Poi dalla Procura Borsellino torna a casa in auto, a guidare la sua Fiat Croma c’è un carabiniere della DIA. Il carabiniere racconta che durante quel tragitto il magistrato ha tirato fuori dalla tasca il suo cellulare e ha fatto due chiamate e racconta di aver sentito dire Borsellino queste parole: “era sconvolto… adesso noi abbiamo finito, adesso la palla passa a voi”. Dalle indagini successive i due cellulari chiamati dal magistrato sono intestati al comune di Nicosia e alla procura di Firenze.
Borsellino arriva a casa teso e nervoso. Parlando con il figlio Manfredi dice: “sento che il cerchio attorno a Riina sta per chiudersi, stavolta lo prendiamo”. Anche se non fa il nome di Mutolo ma confida al figlio che c’è un pentito che ha fatto rivelazioni su uomini d’onore vicino a Riina. Subito dopo Borsellino propone alla moglie di andare a Villagrazia per prendere un po’ di aria senza scorta e da soli. La moglie rimane un po’ turbata da quelle parole tanto che chiede al marito cosa sia successo, ma Paolo le risponde solamente: “andiamo”. Agnese guardando il marito comprende che è tormentato, tanto che lo stesso Paolo le confida: “il pentito Mutolo ha detto cose gravissime e ha accusato personaggi al di sopra di ogni sospetto e quelle rivelazioni mi hanno talmente sconvolto che ho addirittura vomitato”. A quel punto Agnese non insiste più con le domande perché sa che se avesse continuato a chiedere avrebbe provocato dolore al proprio marito.
In quella stessa giornata accade un evento molto strano. A Firenze intorno alle 9 del mattino un furgoncino Ford Transit grigio chiaro con targa di importazione provvisoria tedesca guidato da un uomo dall’accento palermitano si ferma a fare rifornimento presso l’area di servizio Reggello, sull’autostrada del sole. Mentre l’uomo farà il pieno nell’attesa scambia due chiacchiere con il benzinaio, all’inizio parlando di cose banali come il prezzo della benzina che era minore in Germania rispetto all’Italia, ma conclude quella conversazione affermando che: “quello che è successo a Falcone è niente, deve succedere qualcosa di più grosso tra qualche giorno…”.
Questa conversazione è stata riferita dal benzinaio alle forze dell’ordine il giorno successivo alla strage del 20 luglio .Verranno poi diramate i fotogrammi di quel furgoncino in tutta Italia, però ormai è troppo tardi.

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