Portavoce alla Camera dei Deputati

Gli Italiani devono sapere chi sono gli Onorevoli furbetti del bonus

Sulla vicenda dei 600 euro, percepiti da cinque deputati e da numerosi consiglieri regionali, il principio della tutela della privacy non trova applicazione . I dati richiesti in questo specifico caso, non sono sensibilissimi come quelli idonei a rivelare lo stato di salute di una persona, motivo per cui si applica l’istituto dell’accesso civico come regolato dal decreto legislativo del 14 marzo 2013, n. 33.

Invero, l’ Art. 1, comma 1, stabilisce che:

“La trasparenza è intesa come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.”.

Inoltre, con nota del 11 agosto u. s. il Garante per la protezione dei dati personali precisa che: “sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato (art. 26, comma 4, d.lgs. 33 del 2013).”

Ciò vale, a maggior ragione, per i parlamentari poiché i loro patrimoni e redditi sono pubblici(cfr., ad es., artt. 9 L. 441/1982 e 5 d.l. 149/2013, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 13 del 2014).
L’Inps senza indugio pubblichi interamente l’elenco dei deputati e dei consiglieri regionali beneficiari del “bonus 600 euro”.

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