Palermo

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Boschi urbani contro i cambiamenti climatici

Palermo può essere all’avanguardia in tema di boschi urbani, non solo piantando alberi in ogni spazio che lo consenta o aprendo i suoi parchi chiusi, ma rendendo attivo il regolamento per l’affido degli spazi verdi che consentirebbe di coinvolgere cittadini, scuole, comunità e imprese nella gestione e  moltiplicazione delle aree verdi in città. In Italia occorre piantare cento milioni di alberi per cucire tra loro i nostri boschi in un unico sistema forestale, costruendo così una solida barriera ai cambiamenti climatici con la funzione di forte abbattimento della CO2 che hanno gli alberi: il decreto clima prevede già interventi per la forestazione urbana orizzontale e verticale per le aree metropolitane più inquinate. Per questo ho voluto organizzare un incontro-dibattito su questo tema coinvolgendo esperti, attivisti, cittadini che da anni si impegnano in difesa del verde e degli alberi. All’incontro, tenutosi il 5 novembre 2019 all’Orto Botanico di Palermo sono intervenuti: […]

#AutunnoInMoVimento | La trasparenza amministrativa nell’era digitale a garanzia della legalità e dei diritti del cittadino.

30 OTTOBRE, ore 17 – PALERMO, Palazzo delle Aquile – Sala Rostagno La trasparenza amministrativa nell’era digitale a garanzia della legalità e dei diritti del cittadino. INTERVENTI: Leonardo Aldo Penna, Deputato M5S; Concetta Amella, capogruppo M5S al Comune di Palermo; Lino Buscemi, docente universitario di Comunicazione Pubblica; Gli strumenti di democrazia diretta nel comune di Palermo Fabio Alfano, Comitato Bene Collettivo REGISTRAZIONE INTEGRALE PARTE 1 PARTE 2

Il 25 settembre

Il 25 settembre di quarant’anni, a Palermo, fa la mafia uccise con un agguato di tipo militare il giudice Cesare Terranova e il maresciallo di pubblica sicurezza, Lenin Mancuso. La mafia arrembante di quegli anni non sopportava ostacoli sul suo cammino e quando non riusciva a rimuoverli con la tecnica del “promuovere per rimuovere” li spazzava via con l’omicidio. Stessa tecnica e con eguali motivazioni, l’agguato compiuto lo stesso giorno di qualche anno dopo, contro il giudice Antonino Saetta che causò anche la morte del figlio Stefano che lo accompagnava. In quegli anni la mafia era abituata a giudici compiacenti che, specialmente in Cassazione (vedi il caso di Carnevale), cancellavano le condanne che i tribunali e le Corti d’Assise comminavano ai boss mafiosi. La cupola non sopportò che un giudice resistesse alle pressioni e li condannasse a decenni di carcere e ad alcuni ergastoli, così, ancora una volta, lungo una […]