Home

237 articoli

Passo avanti per cannabis terapeutica

È una buona notizia l’approvazione in Commissione Bilancio dell’emendamento che stanzia fondi per 3 milioni e 600mila euro per l’importazione e la produzione della cannabis terapeutica, anche se il nostro Paese può e deve aspirare all’approvvigionamento autonomo.In Italia sono migliaia i pazienti in cura con la cannabis terapeutica, legale già dal 2007. Ma nonostante sia possibile acquistarla con ricetta in farmacia o ritirarla gratuitamente nelle farmacie ospedaliere, le modalità cambiano da Regione a Regione: ad oggi non esiste alcuna linea guida nazionale sull’accesso ai farmaci a base di cannabis e questo può interferire con l’accesso alle cure o addirittura con la loro continuità. In attesa che su questo intervenga il Ministero della Salute, oggi accogliamo favorevolmente questo ulteriore passo in avanti.

La legge sul fine vita è un diritto di libertà

Il 20 dicembre 2006 moriva Piergiorgio Welby. Per molto tempo Welby aveva chiesto al mondo della politica e ai magistrati, il diritto di staccare le macchine ed andarsene. Negli anni, la distrofia muscolare lo aveva consumato, fino a inchiodarlo a un letto. Lungo il suo percorso di vita Piergiorgio Welby aveva dedicato le sue energie e forze al tema dell’eutanasia, mandò una lettera all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendo che gli fosse riconosciuto il suo diritto all’eutanasia, ponendo fine a quello che lui riteneva un accanimento terapeutico. 14 anni fa Piergiorgio Welby ha scelto la sua pace.Il Parlamento ha il diritto/dovere di votare la legge sul fine vita, così come chiesto dalla Corte Costituzionale. Se non ora… Quando?

Su canapa industriale persa una grande possibilità

Ancora una volta il nostro Paese perde una grande possibilità… infatti non è passato l’emendamento sulla canapa industriale che avrebbe portato alle nostre casse un introito di 1 miliardo di euro, per non parlare dei danni che avrebbe causato al business della criminalità organizzata. Per questa lezione di inciviltà dobbiamo dire grazie non solo ai soliti bigotti Lega e Fratelli di Italia, ma anche a una parte della maggioranza che ha abdicato ad avere un approccio laico al problema della regolazione del mercato della canapa industriale.

Liberazione della cannabis? Toglierebbe mercato alle mafie

Il procuratore nazionale antimafia, Cafiero De Raho, in Commissione Giustizia alla Camera, e’ tornato sull’ipotesi legalizzazione delle droghe leggere per affermare che mettere sotto il controllo dello Stato una sostanza oggi sotto il totale controllo delle mafie, toglierebbe alla criminalita’ organizzata una grande fetta di mercato. Mi chiedo allora quanto ancora il legislatore italiano intenda immiserirsi nei luoghi comuni, tappandosi occhi e orecchie al cospetto di pareri autorevoli, cosi’ come di decisioni di organi internazionali e sentenze della nostra Cassazione che di fatto aprono alla coltivazione di cannabis per uso personale.Criminalizzare il comportamento di milioni di italiani, allo stato attuale, non ne modifica le abitudini: l’unico risultato ottenuto e’ lasciare deliberatamente in mano alle mafie il mercato della produzione e della distribuzione.

React Eu risorsa importante per il rilancio del Sud

L’Italia è il maggior beneficiario dei fondi stanziati dal piano React Eu. Parliamo di 11,3 miliardi di euro a disposizione delle nostre Regioni per sostenere l’occupazione e supportare i lavoratori autonomi. Un sostengo che sarà disponibile per tutti i settori economici, compresi il turismo e la cultura che sono stati particolarmente colpiti dalla pandemia. Inoltre ci saranno risorse anche per la transizione digitale e quindi per gli studenti che a causa della pandemia sono costretti a studiare da remoto. Un’opportunità da cogliere al volo anche per la Sicilia, il cui tasso di occupazione nel secondo trimestre del 2020 è sceso significativamente rispetto al 2019.

Giustizia e verità per Giulio Regeni

Dopo le conclusioni della Procura di Roma e l’individuazione suffragata da prove testimoniali dei probabili colpevoli ai quali per inerzia e ostracismo dello stato egiziano non si riesce neanche a notificare gli atti del processo, che rischia di essere celebrato in assenza di imputati quali sono gli strumenti di diritto internazionale a cui appellarsi per tentare di risolvere il Caso Regeni? L’Egitto è oramai certo è responsabile di quello che è successo al ricercatore italiano? Se facciamo riferimento riferimento al discorso pronunciato da Federica Violi, docente di diritto internazionale all’Università di Rotterdam, durante l’audizione che si è svolta martedì 19 maggio (in videoconferenza), presso l’Aula del II piano di Palazzo San Macuto, a cura della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, unica strada, in assenza di collaborazione delle autorità egiziane, resta il ricorso alla giustizia penale internazionale che tuttavia ha bisogno di alcuni passaggi procedurali essenziali perché […]