Francesca Pitti

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Opporsi alla legge contro l’omotransfobia è da stupidi e incivili

Salvini ama stupire, ma questa è una di quelle volte che ci disgusta. Opporsi a una legge è sacrosanto, ma opporsi alla legge sulla omotransfobia, che da decenni aspetta di essere approvata per proteggere una parte debole della società, è ancora più riprovevole. Per opporsi a questa legge la Lega cosa fa? Si inventa la categoria della eterofobia aggiungendo il dileggio e rischiando di incitare i violenti, che da sempre si trovano dalle parti della Lega, a divenire sempre più aggressivi e sfrontati come il consigliere simpatizzante neofascista xenofobo di Verona che rivendica la stessa libertà di ingiuria sia per “ciccioni”, che per i gender o per gli omosessuali. Di questi presunti “uomini di Stato” per fortuna il popolo italiano si sta vaccinando. Vi immaginereste un Italia a guida Salvini? Somiglierebbe a una savana dove si apre la caccia al DIVERSO con tanto di fucili di grosso calibro puntati.

Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino – 16 Luglio 1992

Tra pochi giorni ricorre il 28° anniversario della strage di via D’Amelio e stavolta lo facciamo ricordando non solo il 19 luglio ma anche i giorni precedenti gravidi di inquietanti segni che sarebbero poi sfociati nella tragedia che conosciamo. Proprio per questo voglio ripercorrere con voi gli ultimi giorni di Paolo Borselino. Giovedì 16 LUGLIO 1992 Paolo Borsellino si trovava a Roma per interrogare Gaspare Mutolo. È l’ultimo giorno di interrogatorio e durerà molte ore. Il pentilo Mutulo accetterà di verbalizzare le accuse nei confronti di Contrada e di Signorino, però in quell’interrogatorio non farà in tempo a raccontare la sua versione dei fatti e ne riparlerà il lunedì successivo. In quel momento Borsellino firmerà il verbale senza dire una parola, ma dalla sua espressione si può affermare che quel interrogatorio lo aveva molto incupito. La cosa particolare di quel giorno del 16 luglio è che mentre a Roma Paolo […]

Stop con l’intolleranza e il razzismo.

#RESTIAMOUMANI La violenta aggressione subita ad Ardea da Beatrice Ion, disabile su una carrozzina e alla sua famiglia divenuti bersaglio di insulti razzisti, sessisti e violenti sono la dimostrazione di come il RAZZISMO e l’INTOLLERANZA siano mali che dormono sotto l’esile coltre della normalità ma basta poco per farli affiorare. Adesso occorre il RIGORE DEL GIUDIZIO e l’INFLESSIBILITA’ DELLA PENA, unico rimedio educativo per i violenti che non hanno timore di sfidare anche le forze dell’ordine pur di dare sfogo al proprio odio. A Beatrice, che ha dimostrato impegnandosi nello sport ai massimi livelli di rispondere alla disabilità che l’ha colpita in modo coraggioso, la nostra solidarietà e la vigilanza affinché i violenti non restino impuniti.