Francesca Pitti

83 articoli

Il 6 gennaio 1980: veniva ucciso Piersanti Mattarella

Il 6 gennaio 1980 Piersanti Mattarella fu ucciso davanti a casa sua, in via della Libertà, dopo che era appena entrato in macchina insieme alla moglie, ai due figli e alla suocera per andare a messa. Da Presidente della Regione Sicilia, Mattarella realizzò una serie di riforme sul fronte degli appalti e dell’urbanistica e riuscì a comprimere gli spazi della speculazione edilizia e degli interessi di mafiosi e palazzinari. Dopo il suo crudele assassinio inizialmente si parlò di attentato terroristico, perché allora ci fu la rivendicazione di un gruppo neofascista. Però le indagini successive, condotte dal giudice Giovanni Falcone, sostennero che gli esecutori materiali furono veralmente i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, ma quest’ultimi agirono su ordine della mafia.La mafia che ha voluto uccidere Piersanti Mattarella non ha vinto, perché le riforme profonde delle istituzioni che Mattarella voleva realizzare in Sicilia, e di cui c’è bisogno in tutto il Paese, […]

Fava simbolo di un Paese che non si arrende

Il 5 gennaio del 1984 con cinque proiettili Cosa Nostra mise fine alla vita del coraggioso giornalista Giuseppe Fava, detto Pippo.Fava era diventato un bersaglio perché non aveva mai rinunciato a far emergere i lati oscuri del rapporto tra mafia, affari e politica. Fino alla fine Pippo Fava non ha mai smesso di scrivere, lottare, urlare contro il degrado etico e politico che attanagliava la nostra società.Oggi Fava rappresenta il simbolo di un Paese che non si arrende e non si piega alla mafia. La sua onestà intellettuale, la sua vita e suoi scritti rappresentano ancora oggi una chiave di lettura del marcio presente nella nostra terra. L’auspicio è che la testimonianza di Pippo Fava continui ad ispirarci per non fermare mai la lotta al fenomeno mafioso.La lotta al fenomeno mafioso ha bisogno oggi più che mai di uomini coraggiosi che non si lasciano nè intimidire e nè deviare dalle […]

Gran Bretagna non si piega agli USA, è buon segno

Il verdetto che nega l’estradizione di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, proveniente da un Paese tradizionalmente vicino alla politica estera USA, significa che la Gran Bretagna ha attivato gli anticorpi democratici e non si e’ piegato alle supreme esigenze degli interessi nazionali e sovranazionali. Le democrazie che escono dal solco della trasparenza e del diritto faranno meglio a rientrare nell’alveo del controllo democraticoperche’ nel tempo della comunicazione globale custodire segreti diviene sempre piu’ difficile. Ringraziando i giudici britannici, ribadiamo il nostro grazie ad Assange per l’aiuto indiretto alle democrazie cui ha dato l’opportunita’ di distinguersi nel profondo dagli Stati autoritari. La notizia della proposta del Messico di offrirgli asilo politico apre ora un nuovo possibile scenario.

Argentina: legalizzata l’interruzione volontaria di gravidanza

Anche in Argentina è stata legalizzata l’interruzione volontaria di gravidanza entro le prime 14 settimane. Ora l’Argentina, insieme a Cuba, Uruguay e Guyana, è il più grande paese dell’America Latina a permettere l’aborto. In passato, questo era ammesso solo in caso di stupro o se la salute delle donne era in pericolo.Questo grande risultato di civiltà, cioè dare la possibilità alle donne di scegliere di portare avanti o meno la gravidanza, è stato frutto di anni di mobilitazioni da parte di collettivi femministi e della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito, che nel corso del tempo hanno presentato ben otto proposte di legge respinte fino a questo momento. Nonostante la pandemia le donne tutte e in particolare quelle argentine hanno continuato a lottare affinché il loro diritto di scelta venga riconosciuto dallo Stato. Con l’auspicio che questa vittoria di civiltà sia un esempio per tutti […]

La regolamentazione della produzione della canapa industriale non è più derogabile

L’Italia può rinunciare a quasi un miliardo di euro in piena crisi economica? Purtroppo abbiamo ancora difficoltà a far capire alle forze politiche, da destra a sinistra, la necessità di dare sicurezze a tutti gli imprenditori della canapa industriale, un vettore fortissimo per lo sviluppo del nostro Paese, sostanza che non ha nulla a che fare con la droga. Già oggi ci sono tremila imprenditori che coltivano la Canapa in Italia, pagano le tasse e danno da lavorare a 12mila famiglie. Regolarne la produzione e la commercializzazione è un dovere della politica.

QUATTORDICI ANNI FA IL ‘CASO WELBY’. ORA SUL FINE VITA È IL MOMENTO DI DECIDERE

Piergiorgio Welby amava la vita con una intensità toccante. Per lui, artista e poeta, l’amore totalizzante per la vita era l’unico modo con il quale un uomo può abbracciare la gioia e il dolore. Come scrisse al Presidente della Repubblica, morire gli faceva orrore, ma quel che gli era rimasto non era più vita. Eppure, Piergiorgio, piegato dalla malattia, che lo costringeva all’assistenza delle macchine anche per respirare, ha dovuto lottare per potersi congedare da quel dolore di vivere che lo uccideva più della stessa consapevolezza dell’ineluttabilità della morte. Anche il dolore è vita, scriveva Welby, ma solo quando è transitorio e conduce alla rigenerazione, alla rinascita, a prepararsi alle altre mille gioie che una vita può riservarti, ma quando il dolore occupa tutto il presente, il passato e il modesto futuro che si ha davanti non c’è più ragione di resistere a un’angoscia che non ha fine. E comunque […]