Portavoce alla Camera dei Deputati

Aliaksndr Dziadok racconta la prigionia politica di suo figlio Mikalai Dziadok

In  penitenziario, un uomo si avvicinò a Mikalai e chiese: “Tuo padre per caso è un giudice?” Aliaksndr Dziadok racconta la prigionia politica di suo figlio

La mattina del 12 novembre, Aliaksandr Dziadok ha aperto il notiziario e ha visto un video ufficiale del Ministero degli affari interni, in cui suo figlio, che era stato evidentemente percosso, posizionato con la bandiera statale bielorussa sullo sfondo, rispondeva alle domande pentendosi di ciò che aveva fatto. 

Il noto blogger e attivista anarchico Mikalai Dziadok era  stato arrestato nel suo appartamento la sera prima:  somme di danaro e bottiglie molotov sarebbero stati rinvenuti e sequestrati nella sua abitazione al momento dell’arresto. 

Il ragazzo è stato subito riconosciuto prigioniero politico, ed la seconda volta che si trova in questo stato: nel 2011 Mikalai è stato condannato a quattro anni e mezzo per il “caso degli anarchici”. 

E quando gli è stato aggiunto un altro anno di reclusione per “disobbedienza volontaria alle richieste dell’amministrazione”, suo padre, un ex investigatore, pubblico ministero e giudice, nel suo intervento in tribunale ha detto pubblicamente che era orgoglioso di suo figlio. 

La stessa cosa che dichiara nuovamente oggi.

“Eravamo molto preoccupati allora: un giovane senza alcuna esperienza di vita va in prigione, e io so come il carcere possa annientare le persone, privarle della loro libertà e carattere, renderle cittadini obbedienti.
Ma Mikalai ha dimostrato di essere una persona forte: la sua educazione, cultura e il suo carattere gli hanno permesso di preservare se stesso e la dignità umana “.

Per riprendersi dopo la scarcerazione, il ragazzo, però, ha impiegato un anno. Ha continuato i suoi studi all’EHU (European Humanitarian University con la sede a Vilnius, in Lituania, ndt), ha iniziato a pubblicare articoli, ha scritto diversi libri, è diventato famoso come blogger e ha convinto suo padre che l’anarchismo è un insegnamento estremamente progressista.

Lo scorso novembre Mikalai è stato arrestato di nuovo. È stato un arresto brutale. “Un atteggiamento così spietato, smaccato e cinico che infrange non solo la legge, ma anche le norme morali ed etiche di base,  la volta scorsanon l’avevamo visto. Questa volta i banditi in uniforme lo picchiarono, gli spruzzarono in faccia spray al peperoncino, lo calpestarono e lo torturarono come meglio potevano per più di dieci ore, e poi lo mostrarono chiaramente brutalizzato e percosso in televisione: il grado di cinismo è incredibile.” 

La denuncia del padre è stata archiviata perché, secondo le autorità, non c’erano motivi per aprire l’inchiesta per indagare sulle torture.

Il brutale arresto di Mikalai è quasi coinciso con l’omicidio di Raman Bandarenka. Aliaksandr crede che questi siano eventi assimilabili: “A giudicare da come è stato picchiato, Mikalai era vicino ad un destino simile. 

Quando ho visto quel video, riuscivo a malapena a trattenere le lacrime, trovo ancora difficile parlarne, è terribilmente difficile. Avevo paura che avrebbero continuato le torture, ma, si fa per dire, fortunatamente, Mikalai è stato trasferito nel carcere di Valadarka (in via Valadarskaga a Minsk, dove si trova il quartier generale del KGB, ndt).
Lì le autorità e i sorveglianti cercano di sporcarsi un po’ meno, gli avvocati hanno cominciato a fargli visita regolarmente e mi sono sentito più tranquillo.”

Mikalai è stato accusato di organizzazione e preparazione di azioni che violano gravemente l’ordine pubblico. Tuttavia, secondo Aliaksandr, l’investigatore che ha condotto le indagini non si è nemmeno fatto vedere per quattro mesi. 

Ma a fine marzo sono spuntati improvvisamente altri due capi d’imputazione: per incitamento alle azioni volte a nuocere alla sicurezza nazionale e per azioni illegali riguardo ad armi da fuoco, munizioni ed esplosivi.

“O le autorità stanno davvero architettando una enorme ingiustizia, o dicono queste cose per intimorirlo”.

“Mikalai è stato costantemente sotto pressione sin dalla detenzione. 

Secondo le informazioni che ho, si tratta di continui trasferimenti da cella a cella, da Valadarka a Zhodzina (struttura penitenziaria non lontano da Minsk, ndt) su e giù, in quest’ultimo caso significa trovarsi nelle celle di quarantena tra un trasferimento e l’altro. Nelle celle di quarantena non c’è altro che il pavimento nudo. 

Altre misure di pressione sono registrazione profilattica (misure di restrizione e di controllo particolarmente severe, ndt), isolamento. 

Mikalai è continuamente sottoposto alle pressioni non solo psicologiche ma anche rischio di incolumità fisica, perché c’erano persino conflitti tra compagni di cella – sono sicuro che tutto questo non è affatto casuale. 

Anche durante la sua prima condanna Mikalai è capitato in una cella difficile e pericolosa, con dei condannati per omicidio, ed è comunque riuscito ad andare d’accordo.

La famiglia di Mikalai è venuta a conoscenza dei nuovi capi di imputazione dal discorso del rappresentante della commissione investigativa in televisione: né Mikalai né il suo avvocato ne erano stati informati.

“La seconda circostanza è ancora più “paradossale”. Il vice ministro dell’Interno Henadz Kazakevich ha detto in TV che un libro di Mikalai Dziadok con un’iscrizione regalo era stato trovato in possesso di un “uomo di estrema destra” arrestato dalle forze dell’ordine. “Adesso non potrà farla franca”, ha aggiunto il vice ministro. 

Chi non potrà farla franca: Mikalai o l’uomo che è stato arrestato? 

Mi sembra che le autorità stiano confezionando capi d’accusa per una condanna ingiusta o che stiano dicendo queste cose per intimidirlo.  Prego Dio che vada tutto bene”.

Il primo dei due nuovi capi d’imputazione, come dice Aliaksandr, è estremamente vago, mentre è il compito di un esperto a renderlo specifico e concreto: è dalle sue conclusioni che diventerà chiaro che cosa di preciso di quello che ha detto Mikalai è dannoso per la sicurezza nazionale.

“Per quanto riguarda il secondo capo d’imputazione, dico subito che le bottiglie non sono di Mikalai, qualcuno le ha portate a casa sua. Ma, ciononostante, dagli atti risultano “ritrovate” l’11 novembre: cosa ha impedito di muovere questa accusa già allora? Da un lato, sembra tutto ridicolo e assurdo, e dall’altro – queste persone hanno ancora il potere assoluto e possono fare e costruire qualunque cosa qualcosa per generare accuse e condanne durissime”.

“Quando mi sono dimesso, i colleghi hanno cercato a lungo di capire il motivo e hanno aspettato cosa sarebbe successo”.

Aliaksandr ha rassegnato le dimissioni da giudice nel 2009: l’ha fatto di sua spontanea volontà, perché non era d’accordo con ciò in cui le autorità avevano già trasformato i tribunali.

 “Il giudice era diventato un piccolo impiegato, un passacarte di decisioni che qualcuno prendeva da qualche parte. Ma anche se ho visto molto in trent’anni di lavoro in questo sistema, una tale disprezzo anche per la nostra legge, seppur lontana dalla perfezione, non c’era mai stata. I miei colleghi e io criticavamo costantemente la legge, ma capivamo che la situazione era più o meno accettabile con un approccio coscienzioso e umano”.

Mikalai raccontò a suo padre che un giorno un uomo in carcere si era avvicinato a lui e gli aveva chiesto: “Tuo padre è per caso un giudice?” Il ragazzo si era messo subito in guardia ed era già pronto a difendersi, ma l’uomo ha detto: “Ringrazialo da parte mia: gli investigatori mi avevano caricato cinque capi d’imputazione, e lui ne ha lasciato uno solo, quello giusto”.

“So quanto sia importante per la società che il potere legislativo sia davvero un potere equo, che le persone sappiano che possono trovare giustizia in qualsiasi momento. Se il nostro paese cambia, e cambierà, mi piacerebbe molto che creassimo una vera giustizia e, credetemi, so come farlo. 

Io, ad esempio, sono un sostenitore di una severa restrizione procedurale. In Occidente, una persona viene informata del motivo della sua detenzione prima di essere arrestata, viene informata che tutto ciò che ha detto può essere usato contro di lui in tribunale, e che ha diritto a un avvocato. E se questo non viene detto, la persona verrà rilasciata qualunque cosa faccia. Perché se oggi non rispettiamo la legge una volta, domani un’altra volta, poi alla fine ci troviamo sul banco degli imputati – la storia lo ha dimostrato mille volte. 

Le nostre forze dell’ordine pensano di essere impunite, ma si sbagliano: verrà il momento in cui le processeremo, in una maniera oggettiva e giusta, e sono pronto a testimoniare”.

Alla domanda se sarebbe disposto a partecipare alla ricostruzione del sistema giudiziario, Aliaksandr ha risposto di sì, “con tutte le forze dell’anima e del corpo”. Prima dell’arresto di Mikalai, lui e sua moglie avevano programmato di lasciare il paese e iniziare una nuova vita all’estero.

“Mi chiedono come vedo le azioni odierne dei giudici. E come possono essere considerate, se non un totale abuso d’ufficio, un reato professionale? 

Aliaksandr è sicuro che la spinta per ricostruire il sistema giudiziario apparirà presto: l’atteggiamento della società e delle persone sta cambiando.

“All’inizio, quando Mikalai è stato arrestato, la mia cerchia di conoscenti era piuttosto silenziosa, e negli ultimi mesi hanno mostrato un atteggiamento sempre più positivo nei confronti di ciò che sta facendo, e in generale valutano gli eventi di oggi. 

Sempre più persone nel paese affermano di voler vivere in modo diverso “.

“Mi sono reso conto che Mikalai ha un bisogno significativo e consapevole di vivere in questo modo.”

Durante tutto il tempo dopo la detenzione, il padre ha ricevuto solo cinque lettere da Mikalai. Il figlio, a sua volta, ne ha ricevute due. Delle visite non se ne parla, come del resto delle azioni investigative a tutti gli effetti.

“Non parlerei di assoluta impotenza di fronte al sistema. Tutto nella vita è interconnesso, quindi è importante anche se scrivi una lettera o trasmetti alcune parole tramite un avvocato. Oppure fai qualcosa qui, per esempio, incontri i giornalisti, e io dico a tutti che non dobbiamo tacere: il governo ha più paura di noi che noi di lui. Mio figlio sa che gli siamo vicini e questo gli dà fiducia che andrà tutto bene”.

In prigione Mikalai pratica lo yoga e legge molto, ovviamente se non viene messo in isolamento. L’ultima volta è stato rilasciato il giorno prima del suo compleanno. Il padre e il figlio hanno parlato tutta la notte, seduti sotto la luna in macchina con gli sportelli aperti. Al successivo incontro con suo figlio, Alexander lo ha abbracciato forte per sentire il suo cuore battere.

“Resiste, e saperlo ci aiuta ad aspettare, sopportare e superare tutto. Mikalai è un uomo molto forte, inoltre, è supportato dalla fiducia in ciò che fa. Molto tempo fa avevo provato un po’ a distrarlo dall’attività politica, ma ho capito che aveva un bisogno consapevole di vivere in questo modo. E credo in lui e nella sua forza. E imparo molto da mio figlio: Mikalai è molto istruito, si accorge di molte cose, capisce e trae conclusioni molto chiare. E una volta, ricordo, mi ha mandato una lettera da Valadarka, dove ha descritto dettagliatamente tutto ciò che ha imparato da me. 

Ho scherzato dicendo che avevo cresciuto un rivoluzionario. 

Forse è così, perché fin dall’infanzia gli ho insegnato la voglia di giustizia e della verità. 

Sono convinto che tutto questo non durerà a lungo – e questa fede mi sostiene, perché negli ultimi trent’anni la mia fede non mi ha ingannato “.

  • Indirizzo per lettere: SIZO-1. 220030, Minsk, strada Valadarski, Dziadok Mikalai  Aliaksandravich
  • Come scrivere ai prigionieri politici bielorussi: https://fidu.it/stand-with-belarus/
Riepilogo
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