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Il sogno di unità politica del popolo curdo, i gravi ritardi dell’Europa

I telegiornali sono pieni della vicenda curda, ma che cosa ci insegna la vicenda curda? Ci insegna che c’è un popolo che da decenni insegue il sogno di un’unità politica e di un luogo dove poter costruire il proprio futuro. Ci insegna anche che l’Europa è in grave ritardo come ruolo internazionale e infatti si fa sopravanzare da eserciti regionali e da politiche lontane dai suoi interessi.Se c’è una conseguenza delle vicende del medio-oriente, sono la guerra siriana e l’enorme flusso di profughi che è affluito in Europa, mentre con un ruolo politico più deciso dell’Unione Europea noi tutto questo avremmo potuto evitarlo.Per la vicenda curda occorrerebbe accelerare il processo di ricostruzione di un esercito europeo, come occorrerebbe anche rilanciare la politica estera europea in termini unitari e soprattutto in termini di interesse dell’Unione, non solo in difesa dei diritti civili, ma in difesa del ruolo che in futuro i popoli avranno nei loro luoghi per potere favorire processi di pace che annullino sia le difficoltà economiche in cui versa gran parte del mondo extraeuropeo, sia la spinta alle correnti migratorie che stanno ponendo dei gravi problemi politici interni all’Unione e ai suoi singoli stati.

La guerra elettronica che sta cambiando il mondo

I due milioni di voti popolari che la Clinton ha avuto in più rispetto a Trump echeggiano i 500 mila di Al Gore nel 2000. Entrambi i candidati democratici avrebbero vinto le elezioni in una competizione diretta senza il meccanismo del collegio dei grandi elettori. Ma le scelte in democrazia si muovono in conseguenza delle regole. E anche se l’elettorato non ha plebiscitato Trump gli ha tuttavia assicurato un ampio vantaggio tra i delegati che lo eleggeranno il lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre.