Falcone

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Funerali come messaggio e rappresentazione

Quando il magistrato Giuseppe Pignatone cominciò a parlare di mafia riferendosi alle attività criminali romane, in tanti storsero il muso dicendo che Procuratore della Repubblica di Roma, cresciuto professionalmente in Sicilia, vedeva mafia dove mai mafia c’era stata. E’ vero che nel passato gli uomini della banda della Magliana prestavano appoggi logistici ai mafiosi di rango che a vario titolo avevano soggiornato a Roma, ma non si poteva certo parlare di mafia, mancava la territorialità, il legame forte e profondo con una comunità più propensa a riconoscere l’autorità del Don che quella dello Stato. I legami con la politica poi, il vero tratto distinguente della mafia attraverso gli ultimi due secoli, erano discontinui, più frutto di subalternità o caducità morale di qualche politico di provincia che non il sistemico, gerarchico, vasto e ramificato legame che mafia e ‘ndrine hanno tenuto in piedi con i governi di tutti i colori. Quando l’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma, subito ribattezzata Mafia Capitale, è entrata nel vivo, si è subito visto che l’allarme di Pignatone era più che fondato e in termini sociologici si stava assistendo a un processo di conformazione del crimine romano su modelli mafiosi. Una consolidata prassi declinata […]