Democrazia

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La giusta battaglia degli studenti di Hong Kong

Sulla rivolta studentesca che dura da molte settimane, godendo del sostegno di gran parte della popolazione, la Cina popolare ha l’opportunità di dimostrare che gli impegni sottoscritti alcuni decenni fa con la Gran Bretagna per il passaggio dell’ex colonia sotto la sua sovranità non sono carta straccia e che la democrazia di quei territori va rispettata e salvaguardata: a dimostrazione che la strada intrapresa dalla Cina non è solo volta a raggiungere grandi mete nella competizione capitalista, ma anche a rispettare i diritti civili dei suoi cittadini.Se la Cina vorrà essere uno dei protagonisti del nuovo ordine mondiale non potrà farlo solo attraverso la sua potenza economica e commerciale, ma dovrà puntare anche alla crescita della salvaguardia dei diritti dei suoi cittadini e delle innumerevoli minoranze etniche e religiose presenti nel suo territorio. 

Una grande prova democratica, da esportare fuori dai partiti

L’imponente partecipazione degli iscritti cinquestelle alle votazioni per l’avvio del governo Conte è una grande dimostrazione di partecipazione popolare. L’iscritto, come il cittadino nelle elezioni politiche, non è solo un numero, ma un titolare di pieni diritti e di una pesante scheda elettronica capace di ribaltare quanto i vertici possano aver deciso. Il radicamento dell’idea di democrazia diretta nel movimento è così solido da non temere il voto anche per quanto riguarda il cosiddetto recall, ovvero la sfiducia per il dirigente che non assolva al meglio il proprio mandato. Altre forme di democrazia diretta vanno sperimentate, sia nella partecipazione alla vita interna dei partiti, sia attraverso formule di open democracy che si stanno sempre più affermando come modelli efficaci di partecipazione, come le citizens’ assembly, già affermatesi dentro e fuori i confini europei, cioè assemblee deliberative su tematiche di grande interesse pubblico, composte da comuni cittadini scelti per estrazione a […]

La primavera araba e l’eredità di Obama

Sette anni fa il discorso di Obama pronunciato all’Università del Cairo forniva l’ispirazione a una serie di sollevazioni spontanee che nella semplificazione giornalistica sarebbe stata chiamata primavera araba. Sette anni dopo, quelle fiammate piene di speranze si sono trasformate in cenere o, è il caso della Siria, in fuoco distruttore che ha disintegrato un grande paese e dato il via a un’ondata migratoria che preme e penetra dentro i confini dell’Occidente continentale mettendo a serio rischio la decennale politica di integrazione e accoglienza che ha caratterizzato l’Unione Europea. “Io sono qui oggi per cercare di dare il via a un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo; l’inizio di un rapporto che si basi sull’interesse reciproco e sul mutuo rispetto; un rapporto che si basi su una verità precisa, ovvero che America e Islam non si escludono a vicenda, non devono necessariamente essere in […]