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Appello ai due Presidenti per salvare Palermo dall’incuria

Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Al Presidente del Senato Pietro Grasso Illustri Presidenti, Per la prima volta nella storia repubblicana le più alte cariche dello Stato sono occupate da due palermitani. Un motivo di vanto e orgoglio per la nostra città, un motivo in più per sentirsi cittadini di questa nazione. Illustri Presidenti voi abitate in questa città. Quando i complessi e prestigiosi compiti istituzionali ve lo consentono, rientrate a Palermo, camminate per le sue strade, gioite per lo splendido clima e il sole. Allora vi chiediamo. E’ possibile che non vi stringa il cuore vedere questa città deturpata dalla trasandatezza e dalla sporcizia? E’ possibile tollerare ancora che nonostante i ripetuti annunci, le aperture di credito, il risanamento dei bilanci, la garanzia occupazionale, l’azienda preposta alla pulizia della città tradisca in modo così plateale il suo mandato e i suoi compiti? Eppure la Rap non ha problemi di […]

Le ali mozzate del sud

Alcune settimane fa il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato l’abisso che separa Nord e Sud dell’Italia. Quella che un tempo si definiva questione meridionale è oggi la questione italiana. A oltre un secolo e mezzo dall’unità le disuguaglianze sono forse maggiori di quando dopo mille anni di separazione il Sud e il Centro Nord si unirono. Per un lungo periodo il New deal in versione italica scaraventò miliardi di lire al Sud con il risultato di creare mostri inquinanti dove prima c’erano spiagge incontaminate, gonfiando a dismisura il pubblico impiego e arricchendo le mafie con le spartizioni di appalti di ogni risma. Ma cosa è oggi la questione meridionale? Trenta anni fa, durante la fase più pervasiva del potere mafioso, pochi amministratori coraggiosi impedirono che lo Stato capitolasse e che vaste zone del Paese divenissero come Platì, il paese calabrese dove il potere delle cosche è così penetrante […]

Al Sud esportiamo intelligenze e importiamo burocrati

Al Sud esportiamo intelligenze e importiamo burocrati. Da quando la crisi internazionale ha toccato l’Italia, le diseguaglianze tra le due parti del Paese si sono accentuate. E mentre nel passato si creavano appositi ministeri e istituti finanziari, oggi si prende atto di una diversità cronica, quasi etno-antropologica, e si tira avanti. Come nelle colonie degli imperi europei di fine ‘800, al Sud si inviano commissari con mandati precisi: ridurre a burattini in scena gli eletti dal popolo e mettere sotto controllo i bilanci. Il caso della Sicilia che da anni appalta a un esponente estraneo al territorio la gestione del suo bilancio con la prona accettazione dei media locali e della classe pseudo dirigente autoctona, la dice lunga. La mortalità delle imprese in Sicilia supera la natalità. Le professioni autonome si inabissano per sopravvivere alla pressione fiscale e alla crisi riparando nella clandestinità e sfuggendo ai rilievi che infatti mostrano […]

Fermare i negrieri del nuovo millennio

A cavallo tra l’800 e il 900, al ritmo di un milione l’anno, gli europei migrarono nelle Americhe.  L’esodo raggiunse proporzioni gigantesche finendo per interessare il 10% della popolazione italiana, l’8% dei norvegesi, il 5% degli spagnoli, il 7% degli irlandesi, il 7% degli inglesi.  Negli anni 60 la Germania occidentale in piena rinascita industriale, assorbì fino 10 milioni di migranti in gran parte provenienti dal Sud dell’Europa. Oggi il suo Parlamento conta deputati di seconda e terza generazione di diverse nazionalità, oramai pienamente integrati nella cultura tedesca.

Il 1848 arabo e il principio di responsabilità

  La vicenda libica con il suo corollario di polemiche, abiure e condanne,svolgerà unimportante esempio verso l’Africa mediterranea e il vicino oriente contaminato dalla dilagante richiesta di partecipazione, se nondi democrazia, e di miglioramento delle condizioni economiche.   Intanto l’unica potenza globale di questa fase storica, gli Stati Uniti, hanno rinunciato al diritto del più forte rivendicato da Bush e imposto attraverso la decisione di invadere l’Iraq. Se si cercasse una similitudine con l’impero romano,Obama è l’imperatore filosofo Marco Aurelio, quanto il suo predecessore può essere paragonato agli imperatori della fase espansiva. L’astensione di Cina e Russia  e il sostegno della Lega Araba, pur con i distinguo seguiti all’imposizione della no fly zone, segnano un passo importantissimo. I despoti che reggono da decenni  le sorti delle comunità arabe, succeduti alla secolare dominazione ottomana, e alle prese con inattesi moti di piazza, stanno riflettendo su quale strategia seguire. Un pensatore arabo ha paragonato le rivolte del 2011 al 48 europeo. Quelle rivoluzioni quasi dappertutto dopo una breve parentesi riportarono al potere le stesse case regnanti, ma il processo di costituzionalizzazione del potere sovrano ebbe un’accelerazione intensa e da lì derivarono i miglioramenti nel campo dei diritti politici ed economici che nei decenni seguenti cambiarono le condizioni di vita dei popoli europei. Le elite che dominano come satrapie i loro possedimenti con abissali differenze di status tra le caste e la società civile, stanno cercando di disinnescare il contagio. L’esempio libico, con l’intervento delle democrazie occidentali, diventa un monito: chi volesse intraprendere la strada della repressione, rischia. L’applicazione del principio di responsabilità, un principio che a fatica si fa strada, significa che “la comunità internazionale è responsabile della sorte della popolazione, quando chi detiene il potere non possa o non voglia difendere i civili o sia, come in questo caso, il colpevole delle violazioni dei diritti umani”. La diplomazia italiana ha dato un fulgido esempio di viltà e indifferenza. Vile nella timida condanna delle sanguinose repressioni di Gheddafi, indifferente alla possibilità che la rivolta soccombesse in un bagno di sangue, anzi quasi rivendicando il diritto di voltarsi dall’altra parte. Con un presidente sorridente e servile con i dittatori non c’era da attendersi altro. Aldo Penna

Mafia e politica, suffragio universale e salto di qualità

Mafia e politica, suffragio universale e salto di qualità Mafia e politica è un binomio ricorrente in tutte le ricerche sociologiche, i dibattiti politici, le indagini giornalistiche e i resoconti parlamentari. Ma quando s’inizia a parlare di mafia e politica? Nel 1875 Pasquale Villari nella sua lettera sulla mafia, non accenna a nessun ruolo di questo genere. Federico De Roberto ne I Vicerè, ricostruisce la saga degli Uzeda Francalanza, dei loro successi politici e del transito di un’antichissima famiglia principesca dal vecchio al nuovo ordine, senza nessun cenno al ruolo della mafia in politica se non un fugace riferimento a uomini in armi di cui Consalvo Uzeda, elezioni politiche del 1882, si serve per proteggere le sedi dei suoi comitati elettorali.