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“Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda!” ma politica, burocrazia e certa imprenditoria fanno di tutto per non essere diversi

di Aldo Penna “Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! “. Ecco, se invece di scrivere Sicilia, Vecchioni avesse indicato, come Peppino Impastato, già nel nome un responsabile del degrado, dell’arretratezza, dell’assenza di speranza, il coro del consenso si sarebbe levato molto forte accomunando nello stesso applauso eserciti di sinceri e robuste legioni di ipocriti. Perché nella sostanza le due grida non sono dissimili. Quando ogni giorno camminiamo vergognandoci per le strade sporche, per i disservizi nella sanità, per il nepotismo imperante, le corporazioni non scalfibili, il tradimento di uomini e donne preposte per difenderci e da cui invece dobbiamo difenderci, quando vediamo i nostri figli sparire dentro la pancia di un aereo che li porterà lontano verso nuove opportunità, quelle parole le abbiamo usate anche noi.

Angelo Piero Cappello intervista Aldo Penna

Aldo viene da una importante storia di impegno sociale e politico: a metà tra socialismo e liberalismo, compreso tra aspirazioni di attenzione al sociale e aspirazioni liberali e libertarie, vive e lavora a Palermo dove attende anche alla sua attività di scrittore. E di Palermo, e della Sicilia tutta, sembra fatta la sua scrittura, non tanto sul piano del lessico quanto sul piano – come dire – “extralinguistico”: i paesaggi e i personaggi, le atmosfere, quel che di imprendibile e impalpabile si trasmette attraverso la narrazione, ecco, tutto questo nella scrittura di Penna è “siciliano”. Vi è una Sicilia, ma forse è meglio dire, per usare un termine caro a Sciascia, una “sicilianità” diffusa e permeante in quello che scrive. E in come lo scrive.   Single, un po’ arruffato nella vita e con le donne, indagini, desiderio quasi donchisciottesco di lotta al potere: Gaetano Flores sembra avere molti tratti in comune con personaggi di altri autori come Camilleri (il commissario Montalbano) o Gianrico Carofiglio (l’avvocato Guerrieri). Quanto questi personaggi assomigliano al tuo?Le somiglianze con Montalbano e Guerrieri sono nella condivisione dello stato civile. Ambedue i personaggi sono single come Flores e hanno difficili rapporti con le donne, ma credo […]

Funerali come messaggio e rappresentazione

Quando il magistrato Giuseppe Pignatone cominciò a parlare di mafia riferendosi alle attività criminali romane, in tanti storsero il muso dicendo che Procuratore della Repubblica di Roma, cresciuto professionalmente in Sicilia, vedeva mafia dove mai mafia c’era stata. E’ vero che nel passato gli uomini della banda della Magliana prestavano appoggi logistici ai mafiosi di rango che a vario titolo avevano soggiornato a Roma, ma non si poteva certo parlare di mafia, mancava la territorialità, il legame forte e profondo con una comunità più propensa a riconoscere l’autorità del Don che quella dello Stato. I legami con la politica poi, il vero tratto distinguente della mafia attraverso gli ultimi due secoli, erano discontinui, più frutto di subalternità o caducità morale di qualche politico di provincia che non il sistemico, gerarchico, vasto e ramificato legame che mafia e ‘ndrine hanno tenuto in piedi con i governi di tutti i colori. Quando l’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma, subito ribattezzata Mafia Capitale, è entrata nel vivo, si è subito visto che l’allarme di Pignatone era più che fondato e in termini sociologici si stava assistendo a un processo di conformazione del crimine romano su modelli mafiosi. Una consolidata prassi declinata […]

Vincenzo Calò intervista Aldo Penna

tratto dal blog Il vagare del Giusto In quale settore della vita sociale denota un’assenza di facoltà logiche e cognitive? Non c’è settore della vita sociale che sfugga all’assenza della Logica e della Conoscenza. E’ fisiologico che questo avvenga. Deve destare preoccupazione quando si avvia a diventare patologia, e quindi degenerazione, a volte correggibile e a volte guaribile solo con una dolorosa amputazione. Quale ritardo non si spiega? Non si spiega il ritardo con cui si soccorrono gli ultimi, si risponde a una richiesta di aiuto, ci si gira di fronte a una mano tesa o a un’Anima che soffre.

Il passo del gambero del meridione d’Italia

Il rapporto dello Svimez, ripreso per alcuni giorni da tutta l’informazione italiana, sottolinea, senza però investigare una sola causa, quello che chiunque viva al sud ha ben chiaro: si sta peggio di dieci anni fa e l’emigrazione è oramai un pellegrinaggio di massa verso le Terre Sante del Nord. Le crude cifre del rapporto registrano dopo un secolo l’aumento della distanza tra le due Italie. Così mentre la Germania a venticinque anni dall’unificazione ha raggiunto l’obiettivo di far convergere il suo Est ai livelli del più sviluppato Ovest, l’Italia insegue l’identico obiettivo da 155 anni con quasi nessun risultato.

Il paradosso siciliano: meno risorse, meno clientele e una società più libera

Dopo la tempesta nel bicchier d’acqua originata dalla presunta telefonata tra il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, e il dottore Matteo Tutino resta per intero il dramma siciliano cui la stampa nazionale, così pronta a riempire pagine sulla trascrizione di una intercettazione, non dedica un rigo. La lunga crisi che ha devastato il potere d’acquisto, le attese di una vita migliore di un intero popolo è oggetto di rilevazioni statistiche non certo di campagne correttive coraggiose e originali.