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Unione Europea: declino o rinascita

  Il vento che ha soffiato impetuoso il 23 giugno invece di gonfiare le vele dell’Unione ha mutato con violenza e rapidità direzione spezzando uno degli alberi del vascello europeo. Ma sarebbe cieco pensare che nonostante i danni subiti la navigazione possa continuare allo stesso modo di prima. Dal sogno dei fondatori che all’indomani del secondo conflitto osservando un continente in macerie, percorso da profondi risentimenti nazionali, immaginarono un orizzonte unito e solidale che fermasse le lotte per la supremazia, siamo arrivati all’Unione delle burocrazie che invece di essere al servizio dei popoli si sono poste a disposizione delle tecnocrazie.

Epopea del crimine tra fiction e realtà

La lotta alle varie mafie territoriali che infestano l’Italia meridionale e contaminano quella settentrionale ha conosciuto negli ultimi decenni la potente spinta di una legislazione finalmente adeguata, una consapevolezza diffusa tra la gente e un’attenuato peso elettorale degli aggregati criminali che  fanno diminuire di intensità il rapporto tra le aree mafioso camorriste  e la politica.

“Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda!” ma politica, burocrazia e certa imprenditoria fanno di tutto per non essere diversi

di Aldo Penna “Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! “. Ecco, se invece di scrivere Sicilia, Vecchioni avesse indicato, come Peppino Impastato, già nel nome un responsabile del degrado, dell’arretratezza, dell’assenza di speranza, il coro del consenso si sarebbe levato molto forte accomunando nello stesso applauso eserciti di sinceri e robuste legioni di ipocriti. Perché nella sostanza le due grida non sono dissimili. Quando ogni giorno camminiamo vergognandoci per le strade sporche, per i disservizi nella sanità, per il nepotismo imperante, le corporazioni non scalfibili, il tradimento di uomini e donne preposte per difenderci e da cui invece dobbiamo difenderci, quando vediamo i nostri figli sparire dentro la pancia di un aereo che li porterà lontano verso nuove opportunità, quelle parole le abbiamo usate anche noi.

Angelo Piero Cappello intervista Aldo Penna

Aldo viene da una importante storia di impegno sociale e politico: a metà tra socialismo e liberalismo, compreso tra aspirazioni di attenzione al sociale e aspirazioni liberali e libertarie, vive e lavora a Palermo dove attende anche alla sua attività di scrittore. E di Palermo, e della Sicilia tutta, sembra fatta la sua scrittura, non tanto sul piano del lessico quanto sul piano – come dire – “extralinguistico”: i paesaggi e i personaggi, le atmosfere, quel che di imprendibile e impalpabile si trasmette attraverso la narrazione, ecco, tutto questo nella scrittura di Penna è “siciliano”. Vi è una Sicilia, ma forse è meglio dire, per usare un termine caro a Sciascia, una “sicilianità” diffusa e permeante in quello che scrive. E in come lo scrive.   Single, un po’ arruffato nella vita e con le donne, indagini, desiderio quasi donchisciottesco di lotta al potere: Gaetano Flores sembra avere molti tratti in comune con personaggi di altri autori come Camilleri (il commissario Montalbano) o Gianrico Carofiglio (l’avvocato Guerrieri). Quanto questi personaggi assomigliano al tuo?Le somiglianze con Montalbano e Guerrieri sono nella condivisione dello stato civile. Ambedue i personaggi sono single come Flores e hanno difficili rapporti con le donne, ma credo […]

Funerali come messaggio e rappresentazione

Quando il magistrato Giuseppe Pignatone cominciò a parlare di mafia riferendosi alle attività criminali romane, in tanti storsero il muso dicendo che Procuratore della Repubblica di Roma, cresciuto professionalmente in Sicilia, vedeva mafia dove mai mafia c’era stata. E’ vero che nel passato gli uomini della banda della Magliana prestavano appoggi logistici ai mafiosi di rango che a vario titolo avevano soggiornato a Roma, ma non si poteva certo parlare di mafia, mancava la territorialità, il legame forte e profondo con una comunità più propensa a riconoscere l’autorità del Don che quella dello Stato. I legami con la politica poi, il vero tratto distinguente della mafia attraverso gli ultimi due secoli, erano discontinui, più frutto di subalternità o caducità morale di qualche politico di provincia che non il sistemico, gerarchico, vasto e ramificato legame che mafia e ‘ndrine hanno tenuto in piedi con i governi di tutti i colori. Quando l’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma, subito ribattezzata Mafia Capitale, è entrata nel vivo, si è subito visto che l’allarme di Pignatone era più che fondato e in termini sociologici si stava assistendo a un processo di conformazione del crimine romano su modelli mafiosi. Una consolidata prassi declinata […]

Vincenzo Calò intervista Aldo Penna

tratto dal blog Il vagare del Giusto In quale settore della vita sociale denota un’assenza di facoltà logiche e cognitive? Non c’è settore della vita sociale che sfugga all’assenza della Logica e della Conoscenza. E’ fisiologico che questo avvenga. Deve destare preoccupazione quando si avvia a diventare patologia, e quindi degenerazione, a volte correggibile e a volte guaribile solo con una dolorosa amputazione. Quale ritardo non si spiega? Non si spiega il ritardo con cui si soccorrono gli ultimi, si risponde a una richiesta di aiuto, ci si gira di fronte a una mano tesa o a un’Anima che soffre.