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102 articoli

Un silenzioso sterminio di massa

I suicidi per lavoro in Italia stanno diventando un fatto epidemico, contagioso, letale. Il crollo della speranza, la rovina del futuro, la frana di ogni certezza provoca un fenomeno di cui si percepisce solo la parte emergente. Alla gente che fugge dalla vita gridando, attraverso il suo gesto, l’incapacità di trovare soluzioni, occorre aggiungere le decine che si lasciano morire uscendo di strada o “sbagliando” le dosi di un sonnifero. I fuggiaschi silenziosi, quelli che non degnano chi resta neanche della parola. Troppo orgogliosi o troppo umiliati per lasciare una traccia e un segno.     E poi le migliaia che finiscono in strada. Senza un lavoro e nessun paracadute sociale, si sfracellano al suolo insieme alla loro dignità. Li troviamo davanti i supermercati, alle mense parrocchiali, a consumare i loro abiti e l’amore per se stessi, evaporato d’improvviso con quel che resta dei propri sogni. Sono martiri per la libertà dal bisogno che nessuno ricorderà. Dal 2009 ad oggi 70 monaci buddisti si sono dati fuoco per protesta contro l’oppressione cinese del Tibet. Il Dalai Lama ha chiesto l’aiuto dell’Onu per fermare il martirio dei giovani che si immolano in nome della libertà calpestata. In Italia i dati sono […]

Le mura di Gerico

  Letta che tira un respiro di sollievo dopo le elezioni amministrative equivale a un sorso di acido scambiato per acqua fresca. La massiccia astensione che da nord a sud ha caratterizzato i dati elettorali,è il fatto più evidente. Milioni di cittadini hanno votato con i piedi: restando a casa invece di recarsi alle urne. Il distacco tra paese reale e politica ha preso le vie della fuga. L’astensione è il partito di maggioranza. La sfiducia la sua dama di compagnia. Pensare al voto comeuna convalida dell’ammucchiata di governo è vedere con strabismo interessato l’attuale disastro. A parole tutti vogliono cambiare il Porcellum, poi appena una mozione prevede la cancellazione della Legge e il ripristino dell’uninominale, l’oligarchia del Pd grida al sabotaggio della sacra unione e all’eresia mentre i caporali degradati del Pdl si allineano ai nuovi compagni di coalizione, opponendosi al buon senso e tradendo le loro stesse dichiarazioni. Dunque Porcellum per sempre. Almeno fino a quando qualche tornado non spazzerà le roccaforti dell’oligarchia italiana di ogni colore ben salda e poco disposta a farsi soppiantare. Già durante le elezioni presidenziali il Pd si era bruciato i ponti alle spalle, affossando Prodi, nel timore dell’irruzione di un Presidente che avrebbe spianato […]

L’irruzione della verità che scaccia il velo torbido delle ipocrisie

  I servizi da rendere alla comunità sono sottoposti a un duplice attacco. Da un lato ingegnosi legislatori lavorano per trasferire, con provvedimenti ai limiti del sotterfugio, cospicui pezzi della gestione dei servizi pubblici redditizi alla sfera privata lasciando l’ente locale a baloccarsi con servizi inidonei e cronicamente in perdita. Dall’altro le prestazioni dell’ente locale e dei suoi bracci operativi, le ex municipalizzate, sono calpestati una burocrazia che rende impossibile il semplice, inarrivabile il facile, una concessione, gli scampoli di diritto concessi.   Gli esempi degli Ato, trasformati in bancomat per gli appetiti nepotisti di amministratori infedeli al bene pubblico o la subalternità di fatto della politica alla burocrazia immobile e perpetua, che scambia l’orizzonte del proprio interesse con quello della comunità fino a sovrapporsi e convincere l’amministratore pro tempore che difficoltà immense impediscono il dispiegarsi delle sue azioni, che  dovrà rinunciare, ridimensionare, posticipare. Così i cittadini assistono inermi allo scempio del buon senso. Servizi altrove erogati con una quantità minima di personale a Palermo sono impossibili da rendere se non con il triplo. E anche in questo caso la tutela di ogni capriccio, l’invocazione di cumuli di scuse, mentre il tempo passa senza che nulla di davvero diverso accada. […]

Corridori da cinodromo o implacabili e liberi segugi?

  Un’avversione così estesa e compatta del sistema dei media nei confronti di una forza politica è difficile da rintracciare nella storia repubblicana. Le poche irruzioni di movimenti e partiti non tradizionali è stato sempre controllabile. Forza Italia al 21% nel 1994 fu il volto nuovo di un blocco politico esistente e a quel tempo impresentabile. Un conglomerato mediatico sceso in campo per supplire alla demolizione dei suoi riferimenti tradizionali divenne esso stesso blocco politico. Qualcosa di simile a quello che avviene oggi si ebbe con i radicali alle europee del 1999. L’8,5% che diveniva 16% nel Nord est e Nord ovest del paese suscitò parecchie paure. Sul tritacarne finì Emma Bonino presentata a reti unificate non come leader di quel movimento ma come strumento o “protesi” nelle mani del suo padre politico: Pannella. Quello che accade al movimento fondato da Grillo è più grave e più grande. Per i radicali il successo alle elezioni europee fornì ai loro avversari il tempo per correre ai ripari. Gli errori commessi, il terzaforzismo dialogante, relegarono un anno dopo i radicali al 3% e due anni dopo li posero fuori dalle Camere. Per i 5 stelle entrati in Parlamento al tempo delle vacche magre e […]

Renzi e Veltroni la storia in carta carbone di due leader pronti a tutto

LA STORIA SI RIPETE: NEL GENNAIO 2008 A PALAZZO CHIGI C’ERA PRODI E VELTRONI SCALPITAVA PER SOSTITUIRLO. OGGI A PALAZZO CHIGI C’E’ LETTA, E RENZI NON VUOLE ASPETTARE La parabola veltroniana iniziata, per quello che qui ci riguarda, a ottobre del 2007 e finita nella disastrosa sconfitta del 2008, sembra stia per essere ripercorsa, forse inconsapevolmente dal suo successore attuale:Matteo Renzi. Il 4 novembre 2007 Veltroni, sindaco di Roma e plebiscitato segretario con il 75% dei voti nomina una segreteria “innovativa”: 7 uomini e 9 donne. E Renzi, sindaco di Firenze, ed eletto segretario con quasi il 70% dei voti nel suo percorso emulativo nomina anche lui una segreteria simile: 5 uomini e 7 donne.   La prima preoccupazione di Veltroni fu la legge elettorale, l’attuale preoccupazione di Renzi è la legge elettorale, ieri per modificare il Porcellum, oggi per varare una legge che sostituisca il Porcellum. A novembre 2007 sedeva a Palazzo Chigi, Romano Prodi. Nello stesso Palazzo a distanza di sei anni siede un altro leader democratico: Enrico Letta. Se Walter scalpitava, Renzi si è lanciato al galoppo sfrenato. Cambiare Palazzo e domicilio è un imperativo e si usano tutte le leve possibili per provocare la crisi di […]

Il 1848 arabo e il principio di responsabilità

  La vicenda libica con il suo corollario di polemiche, abiure e condanne,svolgerà unimportante esempio verso l’Africa mediterranea e il vicino oriente contaminato dalla dilagante richiesta di partecipazione, se nondi democrazia, e di miglioramento delle condizioni economiche.   Intanto l’unica potenza globale di questa fase storica, gli Stati Uniti, hanno rinunciato al diritto del più forte rivendicato da Bush e imposto attraverso la decisione di invadere l’Iraq. Se si cercasse una similitudine con l’impero romano,Obama è l’imperatore filosofo Marco Aurelio, quanto il suo predecessore può essere paragonato agli imperatori della fase espansiva. L’astensione di Cina e Russia  e il sostegno della Lega Araba, pur con i distinguo seguiti all’imposizione della no fly zone, segnano un passo importantissimo. I despoti che reggono da decenni  le sorti delle comunità arabe, succeduti alla secolare dominazione ottomana, e alle prese con inattesi moti di piazza, stanno riflettendo su quale strategia seguire. Un pensatore arabo ha paragonato le rivolte del 2011 al 48 europeo. Quelle rivoluzioni quasi dappertutto dopo una breve parentesi riportarono al potere le stesse case regnanti, ma il processo di costituzionalizzazione del potere sovrano ebbe un’accelerazione intensa e da lì derivarono i miglioramenti nel campo dei diritti politici ed economici che nei decenni seguenti cambiarono le condizioni di vita dei popoli europei. Le elite che dominano come satrapie i loro possedimenti con abissali differenze di status tra le caste e la società civile, stanno cercando di disinnescare il contagio. L’esempio libico, con l’intervento delle democrazie occidentali, diventa un monito: chi volesse intraprendere la strada della repressione, rischia. L’applicazione del principio di responsabilità, un principio che a fatica si fa strada, significa che “la comunità internazionale è responsabile della sorte della popolazione, quando chi detiene il potere non possa o non voglia difendere i civili o sia, come in questo caso, il colpevole delle violazioni dei diritti umani”. La diplomazia italiana ha dato un fulgido esempio di viltà e indifferenza. Vile nella timida condanna delle sanguinose repressioni di Gheddafi, indifferente alla possibilità che la rivolta soccombesse in un bagno di sangue, anzi quasi rivendicando il diritto di voltarsi dall’altra parte. Con un presidente sorridente e servile con i dittatori non c’era da attendersi altro. Aldo Penna