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Italia: il sistema politico è in crisi, travolto dagli scandali? Puntali, arrivano le bombe…

Ogni volta che si profila un cambio di sistema, affiorano le bombe. Come se fosse un micidiale, necessario, macabro e vile ingrediente del mix di allarme e paura, necessario a preparare l’avvento, puntuale arrivano gli ordigni. Il biennio di sangue 92 – 93 iniziò con clamore, le differenze dopo venti anni impongono una nuova filosofia: il massimo effetto con danni circoscritti. Le avvisaglie sono nell’aria. E’ iniziata la stagione degli scandali. Venti anni fa il presidente del pio Albergo Trivulzio, oggi l’on. Lusi. E anche chi oggi pensa di essere immune, sarà coinvolto. D’altra parte le forze politiche hanno steso da sole la corda che li strozzerà. La legge sui rimborsi elettorali i cui rendiconti nessuno ha mai guardato, sarà il grimaldello che scardinerà il sistema dei partiti che conosciamo. L’avvento della Terza Repubblica è nell’aria e come pedine, dopo la Lega, si preparano a cadere forze antiche e nuove. Nelle menti scellerate degli uomini bomba a questo mix di scandali politici e paura del crac finanziario, non potevano mancare le terribili deflagrazioni che recidono vite e creano il clima psicologico per una nuova venuta. Ma c’è una differenza che forse sfugge a chi pensa di miscelare con maestria, risentimenti, […]

Roghi estivi e clientele d’annata

  La legislatura siciliana si è interrotta alcuni mesi prima della scadenza, l’estateè costellata da incendi devastanti e qualcuno si chiede perché mai, nonostante un vero esercito a difesa degli esigui boschi siciliani, si debbano subire sconfitte così devastanti. Da 60 anni si è molto più abili a incrementare le truppe a difesa dei boschi che le aeree boschive. La Sicilia è fanalino di coda insieme alla Puglia come superficie boschiva in rapporto al territorio. Il comparto assorbe 400 milioni di euro con una spesa per ettaro di circa 1500 euro contro i 400 della Campania che virtuosa certo non è. I numerosi governi che si sono succeduti, e soprattutto i due ultimi presidenti investiti dal consenso popolare, si sono ben guardati da immaginare soluzioni alternative. Quando poi si passa a esaminare la produttività del bosco, la capacità di essere fonte di reddito e non solo di spesa, la salvaguardia del patrimonio naturale con utilizzo delle risorse e la tutela della fauna e delle specie rare, le distanze dagli esempi più validi divengono abissali. Calabria, Sicilia e Campania con poco meno del 15% delle aree boschive nazionali e una spettacolare simmetria tra clientela e spreco, mafia e vanificazione delle risorse, […]

Il nuovo meridionalismo deve partire dal recupero di una libertà che le vecchie e nuove plebi delle tre Sicilie non hanno mai davvero avuto.

Le città meridionali, quelle delle tre Sicilie (Calabria, Sicilia, Campania), portano sul loro tessuto urbanistico le piaghe purulente dell’influenza di una classe politica, rapace e devastante, che a partire dagli anni ’6o del secolo scorso ne ha stravolto e deturpato i centri storici. Tra il finire dell’800 e i primi del 900 classi dirigenti colte e raffinate assicurarono dignità e bellezza alle grandi città meridionali. Senza avventurarsi in ricerche che pur sarebbero appassionanti, constatiamo oggi la totale assenza in un complesso industriale meridionale degno di grandezza e collocabile tra le prime dieci o anche venti imprese italiane. Agli inizi del 900, grandi compagnie di navigazioni, opifici industriali, industrie conserviere, primeggiavano con i complessi del Nord. La letteratura sull’influenza della criminalità nel mancato sviluppo del Meridione è vasta, ma non esauriente. Incrociando le notizie contenute nei saggi con quelli riportati nella narrativa, gli scritti del primo Novecento con quelli dei nostri giorni, emerge un dato inquietante: le mafie del Meridione, da manovalanza al servizio di potenti senza scrupoli, a un certo punto della storia, collocabile nel secondo dopoguerra, irrompono nella politica. Come gli ultimi Borboni convivevano e utilizzavano un controllo territoriale che in Sicilia, nell’agro Napoletano e in Calabria assumeva forme alternative […]

A Natale la Sicilia unita contro il ‘pizzo’

Qualche anno fa ammettere di pagare il ‘pizzo’ significava l’isolamento, denunciarlo esporsi a ritorsioni, predicare in tv che nessuno doveva sottostare al dispotismo mafioso, offrirsi come bersaglio alla codarda reazione mafiosa. Attraverso molte vie Palermo ha reagito. Imprenditori isolati si sono associati, il coraggio di pochi è divenuta reazione di molti. Da eccezionale e isolata, la denuncia è divenuta eccezionalmente frequente, ma ancora non basta. Di fronte a centinaia che denunciano, in migliaia ancora pagano. E anche se la mafia è in difficoltà, l’abitudine e il timore frenano lo smottamento che travolgerebbe il dominio mafioso sull’economia della città. Come le cronache raccontano, la mafia si fa viva soprattutto in prossimità delle festività. E proprio nell’imminenza del Natale la risposta del movimento antiracket è forte e diffusa. Dopo Brancaccio e Resuttana, adesso tocca alla Noce e al Borgo Vecchio, due aree che un tempo si definivano ad alta densità mafiosa e oggi annoverano a decine denunce e adesioni al movimento antiracket. Libero Futuro e Addiopizzo hanno cambiato il modo di fare antimafia in città. Non soltanto la denuncia, la campagna stampa, l’indignazione, ma il lavoro certosino sul campo avverso, quello dove nessuno osava avvicinarsi. E se le stagioni di resistenza del […]

Per non dimenticare….

  Chi pensa che ci muoviamo verso un futuro di nuove libertà e antichi diritti sappia che le nere tenebre dell’oppressione sono pronte a seppellire e distruggere fratellanza ed eguaglianza. Auschwitz e Mauthausen sono monumenti all’orrore della shoah. Il genocidio dei contadini ucraini alla follia di Stalin. Le stragi dei Tutsi, dei musulmani bosniaci, del popolo cambogiano, di Timor est, del Darfur, i tragici esempi di un male che allunga le sue radici fino a noi.

Il nuovo che irrompe, il vecchio che non cambia

  C’è un momento in cui un sistema, un’organizzazione, o una nazione si trovano a un bivio e la scelta che faranno li porterà alla rinascita o al declino. I semi infetti nel caso italiano sono contenuti tutti nel trascorso ventennio. Iniziato con la demolizione della Prima Repubblica il sistema nato da quelle false ceneri ne è stato il continuatore in peggio piuttosto che il trasformatore. I mali invece di essere curati divennero endemia. La mazzetta in valigetta fu sostituita dalle partecipazioni azionarie, le cooptazioni dal nepotismo, i partiti dalle satrapie. Venti anni fa la grande stagione referendaria provò a cambiare i connotati al sistema: cancellazione del finanziamento pubblico e uninominale all’inglese invece del corrotto proporzionale. In trenta milioni gridarono, votando, la loro volontà di cambiamento. E’ finita come tutti sappiamo: introduzione del Porcellum e del multimilionario rimborso elettorale e la classe politica acquartierata dentro la fortezza dei privilegi e pronta a nuovi saccheggi, invece di cambiare. Anche le pulsioni antisistema che in quegli anni bussarono alle porte furono trasformate nella loro negazione. Il federalismo brandito dalla Lega come l’arma  finale che avrebbe sbaragliato i corrotti asserragliati nel palazzo divenne una serie di finte riforme che lasciarono via libera a […]