Il 25 settembre

Cesare Terranova

Il 25 settembre di quarant’anni, a Palermo, fa la mafia uccise con un agguato di tipo militare il giudice Cesare Terranova e il maresciallo di pubblica sicurezza, Lenin Mancuso.

La mafia arrembante di quegli anni non sopportava ostacoli sul suo cammino e quando non riusciva a rimuoverli con la tecnica del “promuovere per rimuovere” li spazzava via con l’omicidio.

Stessa tecnica e con eguali motivazioni, l’agguato compiuto lo stesso giorno di qualche anno dopo, contro il giudice Antonino Saetta che causò anche la morte del figlio Stefano che lo accompagnava.

Antonino Saetta

In quegli anni la mafia era abituata a giudici compiacenti che, specialmente in Cassazione (vedi il caso di Carnevale), cancellavano le condanne che i tribunali e le Corti d’Assise comminavano ai boss mafiosi.

La cupola non sopportò che un giudice resistesse alle pressioni e li condannasse a decenni di carcere e ad alcuni ergastoli, così, ancora una volta, lungo una strada dell’entroterra siciliano, decretò che quel giudice dovesse morire.

La similitudine tra i due omicidi è data sia dal fatto che le vittime di questi attentati furono due giudici che non si piegarono mai né alle minacce, né alle intimidazioni, né alle blandizie, sia sul fronte degli assassini dalla sicurezza di non pagare nessuna conseguenza per questo tipo di barbare uccisioni, né con una stretta nelle indagini, né con una incursione nei sequestri dei patrimoni, che allora non erano ancora possibili per legge.

Si dovranno aspettare altri omicidi e altri anni perché la mafia paghi per la sua arroganza e la sua protervia, con il sequestro dei suoi beni miliardari e con montagne di anni di carcere che avrebbero seppellito a vita nelle patrie galere boss e gregari.

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