23 Maggio: Contano le azioni, non le parole.

Oggi ho partecipato, come da ventisette anni a questa parte, alla commemorazione della strage mafiosa di Capaci del 23 Maggio 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. 
Anche quest’anno ho portato un omaggio riconoscente ad un eroe moderno che prima e meglio di tanti, insieme a Paolo Borsellino, ha compreso la pericolosità del progetto eversivo della mafia di corrompere ampi settori della vita pubblica per potersi arricchire in maniera indisturbata.
Diceva Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”
Oggi, come si può far camminare le idee di Giovanni Falcone sulle nostre gambe, facendo tesoro, dentro e fuori le istituzioni, della sua lezione di acuto e inflessibile nemico di Cosa Nostra?
La risposta credo risieda nella capacità di non limitarsi alle rituali, per quanto doverose, commemorazioni, ma in quella piuttosto di trovare nuove forme di iniziativa privata e pubblica, per scovare le nuove forme con cui le mafie agiscono e continuano, sottotraccia, ad inquinare la vita democratica e quella economica del nostro Paese.
Il “follow the money” di Falcone è una lezione ancora valida: bisogna rintracciare i nuovi filoni di arricchimento delle mafie e fare di tutto per scardinare quelli noti, dal traffico di stupefacenti al racket del pizzo, passando per la corruzione politica.
La memoria, se trova forma in un impegno concreto nel presente, ha un potere educativo enorme. Credo che questo sia ancora oggi il miglior modo per ricordare Falcone e tutti gli eroi immortali della lotta alla mafia.

Le polemiche sui luoghi dove adunarsi il 23 maggio e con chi condividere questa giornata sono abbastanza stucchevoli. 
Il Presidente della commissione antimafia regionale teme diventi una passerella dei ministri, ma lui stesso rappresenta un’istituzione pubblica, la sua è una pubblica carica che dovrebbe assolutamente esserci in momenti come questi. 
Con atteggiamenti del genere e il rifiuto a partecipare, invece, la trasforma in una sua personale passerella.
Ancora più incomprensibile la diserzione del massimo rappresentante delle istituzioni regionali, Musumeci, anche lui impegnato nell’edificazione del suo personale red carpet, non si è presentato all’aula bunker. 
Si faccia notare, Musumeci, liberando la Sicilia dal ricatto del lavoro che manca, dalla corruzione che dilaga e dell’inquinamento del voto di scambio e avrà onorato una memoria, quella di Falcone e dell’antimafia dei fatti, e il mandato per cui è stato eletto e lasci ad altri fughe e diserzioni. 
I ragazzi che sono giunti stamattina per mare, nuovi mille di una liberazione che ancora non c’è, invece di unità hanno trovato una ridicola fiera delle vanità.

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