Dal corpo dei malati, al cuore della politica

In questi giorni di febbraio ricorrono gli anniversari della scomparsa di Eluana Englaro e Luca Coscioni.

Luca Coscioni fece del suo corpo uno strumento di lotta politica, per affermare il diritto a vivere liberi fino alla fine. Il “maratoneta” Coscioni tracciò, per primo, la strada per l’affermazione di una ricerca scientifica libera da condizionamenti politici, culturali e religiosi, per primo, insieme a Piergiorgio Welby, portò all’attenzione mondiale il diritto dei malati ad avere una vita ed una morte dignitosa.

Il caso di Eluana Englaro, invece, di cui quest’anno cadono i dieci anni dalla morte, costrinse tutti a guardare in faccia una verità scomoda, quella di chi non ha più speranze di guarire e viene sottoposto ad un accanimento che ne prolunga la sofferenza in nome di un malinteso rispetto per la vita.

La battaglia di Beppino Englaro, condotta alla luce del sole, senza scorciatoie, che pur in tanti gli suggerivano, costrinse la politica e la magistratura ad occuparsi di un tema di cui finalmente oggi iniziamo a cogliere i primi risultati, con la legge sul testamento biologico e con l’approdo alla Camera della legge d’iniziativa popolare per l’eutanasia legale.

Questa lunga lotta ha fatto sì che l’esigua minoranza di dieci anni fa sia divenuta, secondo gli ultimi dati statistici, una grande maggioranza nel Paese.

Bene ha fatto il Presidente della Camera, Roberto Fico, ad esortare il Parlamento a concludere rapidamente l’iter di una legge che incontra un grande consenso popolare e di cui la stessa Corte Costituzionale ha esortato l’approvazione entro il prossimo mese di settembre.

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