Il 1848 arabo e il principio di responsabilità

 

La vicenda libica con il suo corollario di polemiche,

abiure e condanne,svolgerà unimportante esempio

verso l’Africa mediterranea e il vicino

oriente contaminato dalla dilagante richiesta

di partecipazione, se nondi democrazia, e di

miglioramento delle condizioni economiche.

 

Intanto l’unica potenza globale di questa fase storica, gli Stati Uniti,

hanno rinunciato al diritto del più forte rivendicato da Bush e imposto

attraverso la decisione di invadere l’Iraq. Se si cercasse una

similitudine con l’impero romano,Obama è l’imperatore filosofo

Marco Aurelio, quanto il suo predecessore può essere

paragonato agli imperatori della fase espansiva.

L’astensione di Cina e Russia  e il sostegno della

Lega Araba, pur con i distinguo seguiti all’imposizione

della no fly zone, segnano un passo importantissimo. I

despoti che reggono da decenni  le sorti delle comunità

arabe, succeduti alla secolare dominazione ottomana,

e alle prese con inattesi moti di piazza, stanno

riflettendo su quale strategia seguire. Un pensatore

arabo ha paragonato le rivolte del 2011 al 48 europeo.

Quelle rivoluzioni quasi dappertutto dopo una breve

parentesi riportarono al potere le stesse case regnanti,

ma il processo di costituzionalizzazione del potere sovrano

ebbe un’accelerazione intensa e da lì derivarono i miglioramenti

nel campo dei diritti politici ed economici che nei

decenni seguenti cambiarono le condizioni di vita dei popoli europei.

Le elite che dominano come satrapie i loro possedimenti con abissali

differenze di status tra le caste e la società civile, stanno cercando di disinnescare il

contagio. L’esempio libico, con l’intervento delle democrazie occidentali, diventa

un monito: chi volesse intraprendere la strada della repressione, rischia.

L’applicazione del principio di responsabilità, un principio che a fatica si fa

strada, significa che “la comunità internazionale è responsabile della sorte della

popolazione, quando chi detiene il potere non possa o non voglia difendere i civili

o sia, come in questo caso, il colpevole delle violazioni dei diritti umani”.

La diplomazia italiana ha dato un fulgido esempio di viltà e indifferenza. Vile

nella timida condanna delle sanguinose repressioni di Gheddafi, indifferente alla

possibilità che la rivolta soccombesse in un bagno di sangue, anzi quasi

rivendicando il diritto di voltarsi dall’altra parte. Con un presidente sorridente e

servile con i dittatori non c’era da attendersi altro.

Aldo Penna

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