Palermo e Napoli le antiche capitali delle due Sicilie

 

«Palermo e Napoli le antiche capitali del regno delle due Sicilie  sembrano avere storie secolari che corrono parallele: le dominazioni, le rivolte risolte in nuovi domini, la criminalità fattasi ordinamento giuridico, le intelligenze che brillano in solitudine e una pessima classe politica di destra e di sinistra che invece di riscattare un territorio lo deturpa e lo malversa.

Palermo è governata da dieci anni da una maggioranza che non ha cambiato né il belletto né l’ossatura portante di una città affogata nel bisogno e nel ricatto.

Migliaia di clienti pretendono il pagamento di scarsi emolumenti in cambio della loro fedeltà elettorale rifiutandosi ostinatamente di prestare il lavoro cui sono destinati. Tranne alcune infrastrutture: rete del gas, acqua, e un’interessante politica del risanamento del centro storico, realizzate nella fase orlandiana, Palermo

oscilla nelle contraddizioni.

Avanza di molti passi nella consapevolezza del suo popolo che comincia a considerare non eterna e invincibile la mafia, denunciandola nei tribunali, additandola pubblicamente e insorgendo con coraggio, e indietreggia  nell’assistenza, nei servizi, nella speranza di una nuova e diversa vita cacciandola in coda agli indici di felicità delle città italiane.

A Palermo la sinistra è sempre stata minoritaria partecipando a governi egemonizzati dalla Dc, a Napoli la sinistra ha governato per trenta anni senza un progetto che risanasse le piaghe purulente di quella città ma solo cambiando i colori di un consolidato sistema del consenso.

La fiammata De Magistris simile a quella che nel 1993 consegnò a Orlando il 73% dei consensi a Palermo, rischia di essere una felice pausa di rottura e destrutturazione  che al declino della stella recupera con gli interessi il terreno perduto.

Forse guardando all’esperienza di Orlando che comunque ha lasciato un patrimonio di indignazione e coscienza antimafia, Napoli potrebbe cogliere la sua nuova occasione storica nel mutare i meccanismi conosciuti e sopportati che la inchiodano all’eterno destino di genialità e declino.

Palermo intossicata dall’illusione berlusconiana si è consegnata ai suoi replicanti in ventiquattresimi, velleitari quanto sorridenti, la nuova aristocrazia dei privilegi. A un anno delle elezioni, mentre il Pd locale ha smesso di credere nella capacità di riscatto dei siciliani  e si esercita nel ruolo di stampella

di un sistema che smantella il cuffarismo semplicemente per sostituirlo con altro identico, pervasivo e clientelare, forse può venire dalla gente, come a Napoli, il rigetto dei compromessi, delle meline, degli accordi.

Aldo Penna

 

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