Chi ha paura dell’opinione pubblica? Vecchi sentieri e nuove action

 

Perché nelle città meridionali ma anche in quelle del nord che ne hanno mutuato il modello, chi amministra non ha paura dell’opinione pubblica?

Quale sortilegio utilizza il ceto di governo per osare tutto e non temere nulla? Come mai il consenso così sensibile al malgoverno da punirlo e al buon governo da premiarlo, non risponde alle stesse sollecitazioni nell’Italia del sud e nel nord meridionalizzato?

I sociologi risponderebbero: la rete avvolgente che allarga a dismisura la platea dei clientes e comprime quella del libero convincimento. E la pratica e l’osservazione ci dicono che il sistema non conosce colore e conquista ai suoi canoni l’occupatore pro tempore del governo. Napoli dopo trentacinque anni di amministrazione del centrosinistra non ha sanato le sue ferite secolari e porta i segni profondi di nuove malattie. A Palermo il centrodestra si prepara a fare del suo sindaco decennale il capro espiatorio di mali immutabili e a mietere un consenso che non dovrebbe avere guardando allo stato della città. Catania dopo un sussulto e uno scatto d’orgoglio ha consegnato ai suoi nuovi padroni un plebiscito che la incatena ancora più saldamente.

 

Se le scuole, gli ospedali, gli asili, i parchi, la raccolta dei rifiuti, l’assistenza, l’erogazione idrica al sud sono largamente insufficienti, perché l’opinione pubblica di quelle province non si ribella e disarciona i padroni che la guidano con un morso di ferro? Napoli e Palermo dimostrano che solo fatti eccezionali spezzano la rete del ricatto.

Cosa resta ai cittadini che non si rassegnano, all’associazionismo che non alza bandiera bianca, alle forze politiche che non si adeguano? Forse dovrebbero affiancare ai mezzi tradizionali: denuncia, attivazione dell’intervento dei media, risposta dell’aministrazione, altre metodologie. E se  chi governa non teme la fuga del consenso così vischiosamente imprigionato, forse può imparare a preoccuparsi della sanzione patrimoniale che la sua cattiva gestione della cosa pubblica potrebbe causargli. L’azione di responsabilità, l’intervento della magistratura contabile potrebbero arrivare in soccorso di chi non rinuncia. E la class action pubblica  e privata sembrano strumenti da utilizzare massicciamente al sud.

 

Aldo Penna

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