I nuovi barbari speculano sui titoli

Standard & Poor’s declassa l’Italia, riducendo il club della tripla A nella UE a Germania, Olanda, Lussemburgo, Finlandia e nel resto d’Europa a Danimarca, Norvegia, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna. Ci aveva provato già Fitch ma le loro valutazioni erano state ignorate dai mercati.

Quali gli effetti del declassamento: un costo più alto dell’indebitamento, paghiamo e pagheremo interessi del 7% su titoli in scadenza collocati in precedenza a prezzi più bassi. L’Italia, ma adesso anche il resto della UE, pagherà di più per rinnovare  il proprio debito pubblico. Chi ne trarrà vantaggio? I grandi fondi d’investimento che spesso sono anche clienti di Standard & Poor’s. Come si chiama questo comportamento? Alcuni giudici italiani hanno configurato il reato di aggiotaggio: “Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori..pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose .. atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo .. dei valori..negoziabili nel pubblico mercato, è punito”.

Certo l’Italia  ha dilapidato negli anni credibilità e risorse per foraggiare il nuovo ceto privilegiato, ma Standard & Poor’s e altre agenzie oggi stanno giocando con la vita reale di milioni di persone. L’Europa tutta può piombare in ciclo recessivo se la corda dei rendimenti continuerà a strangolarla drenando risorse che andrebbero destinate allo sviluppo. Dieci anni fa   la Andersen, una delle più grandi società di rating  fu dichiarata fallita perché aveva falsato i dati sulla Enron provocando un crack da 70 miliardi di dollari. I suoi clienti fuggirono e la società chiuse i battenti. Standard & Poor’s giocando ad appiccare incendi alla fine potrebbe bruciarsi.

Aldo Penna

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