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Il sogno di unità politica del popolo curdo, i gravi ritardi dell’Europa

I telegiornali sono pieni della vicenda curda, ma che cosa ci insegna la vicenda curda? Ci insegna che c’è un popolo che da decenni insegue il sogno di un’unità politica e di un luogo dove poter costruire il proprio futuro. Ci insegna anche che l’Europa è in grave ritardo come ruolo internazionale e infatti si fa sopravanzare da eserciti regionali e da politiche lontane dai suoi interessi.Se c’è una conseguenza delle vicende del medio-oriente, sono la guerra siriana e l’enorme flusso di profughi che è affluito in Europa, mentre con un ruolo politico più deciso dell’Unione Europea noi tutto questo avremmo potuto evitarlo.Per la vicenda curda occorrerebbe accelerare il processo di ricostruzione di un esercito europeo, come occorrerebbe anche rilanciare la politica estera europea in termini unitari e soprattutto in termini di interesse dell’Unione, non solo in difesa dei diritti civili, ma in difesa del ruolo che in futuro i popoli avranno nei loro luoghi per potere favorire processi di pace che annullino sia le difficoltà economiche in cui versa gran parte del mondo extraeuropeo, sia la spinta alle correnti migratorie che stanno ponendo dei gravi problemi politici interni all’Unione e ai suoi singoli stati.

Taglio dei parlamentari: promessa mantenuta!

Una giornata da ricordare.Pochi minuti fa abbiamo approvato il taglio di 345 parlamentari, un fatto storico! In questi ultimi vent’anni, altri politici hanno tentato di tagliare i parlamentari, ma non ci erano mai riusciti. Il Movimento cinque stelle è riuscito in questa operazione: il voto è stato trasversale, interessando la maggioranza e tutte le opposizioni. Tutti sanno infatti che è una di quelle misure simboliche che dimostra che la Politica sa cambiare, sa riformarsi, anche quando ciò potrebbe essere contrario ai propri interessi. Una parte dei parlamentari che oggi hanno votato a favore, probabilmente non saranno rieletti in questa Assemblea, ma il loro voto dimostra che la tensione politica va oltre gli interessi individuali e di gruppo e che si può riuscire a dimostrare che c’è un piccolo fuoco di speranza che alla fine, oltre al taglio dei parlamentari, si possano fare buoni provvedimenti negli interesse della gente.

Tre buone ragioni per il referendum propositivo

Il mio intervento in Assemblea alla Camera dei Deputati Presidente, solo per chiarire, specialmente dopo gli interventi dell’onorevole Sisto, che paventano l’incostituzionalità del provvedimento che ci troviamo a votare, e per riportare sinteticamente il parere della dottrina di un ordinario di diritto costituzionale, di cui citerò il nome, che usa tre argomenti per cui giudica positiva questa legge. Prima di tutto il metodo, perché a differenza delle riforme, che lui definisce napoleoniche, di Berlusconi del 2005 e di Renzi del 2016, che avrebbero riscritto, la prima, 55 articoli, e la seconda, 40 articoli, questa volta si propone semplicemente la riscrittura dell’articolo 71 della Costituzione. È poi una riforma che ha un metodo innovativo, perché si stanno accogliendo parecchi dei suggerimenti delle opposizioni, non è una scatola che si sta prendendo e si sta proponendo con la forza del voto, che pur ci sarebbe. Terzo: consegna agli elettori queste schede in più. Le sue parole. Se abbiamo così paura delle decisioni popolari, tanto vale abolire le elezioni. Ma la democrazia diretta non è un veleno nel corpo della democrazia rappresentativa, al contrario, può rinvigorirla. Poi, la sua terza motivazione a sostegno è la sincerità. A differenza di quello abrogativo che poneva […]

Il mio primo intervento alla Camera dei Deputati

In memoria di Carlo Alberto Dalla Chiesa e Libero Grassi Carlo Alberto Dalla Chiesa e Libero Grassi sono morti a distanza di cinque giorni l’uno dall’altro nel calendario degli eroi immortali dell’antimafia: il primo nel 1982, il secondo nel 1991. Dalla Chiesa arrivò a Palermo dopo gli anni più sanguinosi che la storia della mafia e dell’antimafia abbia mai conosciuto: centinaia di morti tra le strade della città, squadroni della morte che si muovevano indisturbati con l’arroganza del potere e del denaro conquistato con i traffici di droga. La risposta dello Stato fu l’invio del Generale che aveva già arginato il terrorismo, ma, come spesso è accaduto nella storia di questo Paese, si individuò l’uomo giusto e poi lo si lasciò privo di mezzi, di uomini e risorse, e anche della scorta necessaria a proteggerlo. Senza incontrare ostacoli, un commando, cento giorni dopo il suo arrivo, lo trucidò insieme alla moglie e a un agente della scorta in una delle principali strade della città e, in estremo sfregio, il commando, alla fine, lanciò in aria i caschi prima di fuggire. Solo dopo le tragedie si corre ai ripari e così la legge Rognoni-La Torre, che dormiva sonni tranquilli qui alla […]