8 settembre 1943: l’armistizio e l’inizio della resistenza

La sera dell’8 settembre, in un famoso comunicato alla radio, il generale Badoglio rese noto l’armistizio Cassibile firmato in gran segreto con le forze alleate qualche giorno prima:
«Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.»
All’annuncio seguì la precipitosa fuga notturna da Roma di re, governo e comando supremo. La notizia dell’armistizio è pubblicata dai giornali italiani (9 settembre 1943). La famiglia reale e i generali, in fuga, raggiungono Pescara e si imbarcano per Brindisi; Roma è abbandonata, e nessuno ne ha organizzato la difesa. Nasce il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN): gli antifascisti cercano di coprire il vuoto di potere. Iniziano ad organizzarsi le prime formazioni partigiane che daranno vita a forme di Resistenza armata e civile per i restanti venti mesi di guerra. L’Italia si congeda dalla guerra voluta dal fascismo, ma le rovine materiali e ideali l’accomoagneranno per molti anni. La defascistizzazione della società e dello Stato sarà un percorso lungo e tortuoso e in alcuni tratti della nostra legislazione ancora non completo.

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