Democrazia

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La primavera araba e l’eredità di Obama

Sette anni fa il discorso di Obama pronunciato all’Università del Cairo forniva l’ispirazione a una serie di sollevazioni spontanee che nella semplificazione giornalistica sarebbe stata chiamata primavera araba. Sette anni dopo, quelle fiammate piene di speranze si sono trasformate in cenere o, è il caso della Siria, in fuoco distruttore che ha disintegrato un grande paese e dato il via a un’ondata migratoria che preme e penetra dentro i confini dell’Occidente continentale mettendo a serio rischio la decennale politica di integrazione e accoglienza che ha caratterizzato l’Unione Europea. “Io sono qui oggi per cercare di dare il via a un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo; l’inizio di un rapporto che si basi sull’interesse reciproco e sul mutuo rispetto; un rapporto che si basi su una verità precisa, ovvero che America e Islam non si escludono a vicenda, non devono necessariamente essere in competizione tra loro. Al contrario, America e Islam si sovrappongono, condividono medesimi principi e ideali, il senso di giustizia e di progresso, la tolleranza e la dignità dell’uomo”.