aldo penna

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Le nuove frontiere della mafia

Il nuovo meccanismo è più raffinato: si serve degli strumenti consentiti dalla legge, legge che viene piegata ai voleri di questo nuovo agire mafioso, e ha come risultato l’uscita dalle pubbliche casse di ingenti risorse che vanno ad arricchire la nuova mafia I meccanismi attraverso cui la mafia opera, come ci insegna la recente sentenza su Mafia Capitale, possono prescindere anche dalla dimensione militare, ma conseguire ugualmente i risultati che l’aggregato mafioso si prefigge, cioè l’arricchimento personale. Una delle nuove modalità che sta imperversando negli ultimi anni ha come protagonisti il metodo mafioso e come coprotagonisti la corruzione di uno o più funzionari pubblici e come passaggio ultimo l’esborso di molti milioni da parte delle amministrazioni. Questo metodo non viene applicato agli appalti o alle estorsioni come avveniva un tempo: qui non si avvicina più l’imprenditore per non farlo partecipare ad una gara o il vincitore di una gara per pretendere una tangente o per estorcergli denaro. Il nuovo meccanismo è più raffinato: si serve degli strumenti consentiti dalla legge, legge che viene piegata ai voleri di questo nuovo agire mafioso, e ha come risultato l’uscita dalle pubbliche casse di ingenti risorse che vanno ad arricchire la nuova mafia. Il meccanismo è semplice, […]

Il mio primo intervento alla Camera dei Deputati

In memoria di Carlo Alberto Dalla Chiesa e Libero Grassi Carlo Alberto Dalla Chiesa e Libero Grassi sono morti a distanza di cinque giorni l’uno dall’altro nel calendario degli eroi immortali dell’antimafia: il primo nel 1982, il secondo nel 1991. Dalla Chiesa arrivò a Palermo dopo gli anni più sanguinosi che la storia della mafia e dell’antimafia abbia mai conosciuto: centinaia di morti tra le strade della città, squadroni della morte che si muovevano indisturbati con l’arroganza del potere e del denaro conquistato con i traffici di droga. La risposta dello Stato fu l’invio del Generale che aveva già arginato il terrorismo, ma, come spesso è accaduto nella storia di questo Paese, si individuò l’uomo giusto e poi lo si lasciò privo di mezzi, di uomini e risorse, e anche della scorta necessaria a proteggerlo. Senza incontrare ostacoli, un commando, cento giorni dopo il suo arrivo, lo trucidò insieme alla moglie e a un agente della scorta in una delle principali strade della città e, in estremo sfregio, il commando, alla fine, lanciò in aria i caschi prima di fuggire. Solo dopo le tragedie si corre ai ripari e così la legge Rognoni-La Torre, che dormiva sonni tranquilli qui alla […]

Funerali come messaggio e rappresentazione

Quando il magistrato Giuseppe Pignatone cominciò a parlare di mafia riferendosi alle attività criminali romane, in tanti storsero il muso dicendo che Procuratore della Repubblica di Roma, cresciuto professionalmente in Sicilia, vedeva mafia dove mai mafia c’era stata. E’ vero che nel passato gli uomini della banda della Magliana prestavano appoggi logistici ai mafiosi di rango che a vario titolo avevano soggiornato a Roma, ma non si poteva certo parlare di mafia, mancava la territorialità, il legame forte e profondo con una comunità più propensa a riconoscere l’autorità del Don che quella dello Stato. I legami con la politica poi, il vero tratto distinguente della mafia attraverso gli ultimi due secoli, erano discontinui, più frutto di subalternità o caducità morale di qualche politico di provincia che non il sistemico, gerarchico, vasto e ramificato legame che mafia e ‘ndrine hanno tenuto in piedi con i governi di tutti i colori. Quando l’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma, subito ribattezzata Mafia Capitale, è entrata nel vivo, si è subito visto che l’allarme di Pignatone era più che fondato e in termini sociologici si stava assistendo a un processo di conformazione del crimine romano su modelli mafiosi. Una consolidata prassi declinata […]

Cittadini o sudditi? Sulle grandi opere occorre coinvolgere le comunità locali

Nell’arco di alcuni anni se le imprese non si ammaleranno di variantite acuta, Palermo avrà tre linee di tram, il passante ferroviario e la chiusura dell’anello ferroviario. Un sistema di trasporti pubblici ancora insufficiente per una città di 700 mila abitanti, ma preferibile alle mandrie di auto private incolonnate lungo le strade cittadine e l’insufficiente rete di autobus che obbliga a estenuanti attese alle fermate. Le progettate altre tre linee di tram dovrebbero compiere il miracolo di consentire la mobilità per tutto il territorio urbano con i mezzi pubblici. Ma qual è l’altra faccia della medaglia? Cosa sta accadendo a Palermo, metafora di tanti mali, in tema di lavori pubblici, trasporti, verde, pulizia? Il vecchio adagio che vede chi governa cadere nell’autosufficienza, nell’elusione dei nuovi principi di coinvolgimento del pubblico, accomuna governi presenti, passati, e stante la relativa inerzia della cittadinanza, anche quelli futuri.