Emergenza rifiuti in Sicilia, gli errori di Musumeci


L’esordio di Musumeci come presidente –assessore del settore rifiuti in Sicilia non poteva essere più deludente. Pur utilizzando un linguaggio più dialogante del dimissionario Figuccia, il Presidente ripresenta e conferma tutto.
1) Le navi. Per almeno otto mesi i rifiuti siciliani saranno esportati.
2) Possibilità di realizzazione dei termovalorizzatori.
3) “Sull’emergenza si costruisce il malaffare”
Musumeci dimentica o fa finta di dimenticare che la nuova emergenza da lui invocata e i passi immediati da compiere, rischiano seriamente di alimentare altro malaffare.
“Da irresponsabili avere messo la polvere sotto il tappeto per venti anni” dichiara, ma egualmente irresponsabile diviene trasformare la polvere ventennale in fango attuale.

Cosa altro ci si può aspettare da una gigantesca campagna di esportazione dei rifiuti se non una gigantesca possibilità di inquinamento criminale?
Che cosa è l’esportazione via nave dei rifiuti (neanche trattati) se non discariche galleggianti?

Individuare nel dramma dei rifiuti delle tre città metropolitane siciliane la responsabilità principale dell’emergenza e poi allargare le braccia, rassegnato, non è un atteggiamento da autorità politica che annuncia profondi cambiamenti e poi pratica stantie continuità?

Dichiarare che “L’emergenza strutturata è lo schema da cui occorre uscire, con il contributo e la volontà di tutti” è un’espressione di rito vuota e falsa, quando si sa che tra quei tutti vi sono anche i responsabili dell’attuale disastro. L’emergenza e lo stato degradante del sistema rifiuti in Sicilia non si supera con la collaborazione di tutti ma contro chi vi ha lucrato con azioni o omissioni.

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Ci saremmo aspettati annunci più robusti e consistenti, per esempio l’apertura immediata degli impianti di compostaggio che dovevano essere operativi già tre anni fa e ancora misteriosamente chiusi. Oppure la nomina di un vero commissario, indipendente dalla politica, dalla burocrazia e dai suoi ricatti e condizionamenti.
Basti ricordare per tutti, Jucci, il generale dei carabinieri cui si deve il superamento di buona parte dell’emergenza idrica nella Sicilia occidentale che profeticamente dichiarava «Sull’acqua non bisogna guardare in faccia nessuno. Chi fa il commissario straordinario non dovrebbe avere alcun interesse locale. Io, a Palermo, non ho frequentato neanche una famiglia . Abitavo dal prefetto e abito ancora dal prefetto quando vado in Sicilia perché devo far pagare ancora 180 opere iniziate sotto la mia gestione». Sostituite acqua con rifiuti ed ecco una ricetta possibile per superare o avviare al superamento la vergognosa situazione del sistema rifiuti in Sicilia.

 

Se il primo atto del presidente Musumeci sarà un altro passo verso il Crocetta bis, un’emergenza rifiuti vuota come tutte le altre e occasione per grandi sprechi e ridicoli risultati, tutto drammaticamente si ripeterà.
E dovrebbe essere occasione di galattica vergogna per chi si è occupato di rifiuti in Sicilia apprendere che la Campania, a noi tanto simile per altri indicatori del peggio, sulla differenziata invece ha raggiunto il 51,7%.
E dovrebbe far riflettere Musumeci e le sue improvvide parole, il fatto che l’assessore campano del settore annuncia la rinuncia ai tre termovalorizzatori previsti dal vecchio piano regionale.
Con il 15,43% di differenziata la Sicilia non riesce a raggiungere neanche la metà dei risultati della Calabria, la regione penultima in classifica con 33,20%.
Ci pensi il presidente prima di prendere strade che tradiscono il suo programma e difettano di coraggio e fantasia.
Come scrisse il poeta “due strade divergevano in un bosco ed io -io presi la meno battuta,
e questo ha fatto tutta la differenza.”

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