Banca Etruria, non si uccidono così anche i cavalli?


L’azzeramento delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria, Marche, Carife e Carichieti, balzate all’onore delle cronache europee dopo il drammatico suicidio di Luigino D’Angelo, pone il problema delle truffe provenienti dal sistema finanziario e creditizio nel nostro paese che imperversano come una nuova peste, distruggendo risparmi e ricchezza e compromettendo la credibilità delle strutture di erogazione e controllo sul credito.

Intanto cancellare le obbligazioni da parte del Consiglio dei Ministri rappresenta un’azione confiscatoria che priva i risparmiatori di qualsiasi possibilità di rivalsa quando invece avrebbero potuto utilizzare il congelamento della restituzione del capitale o la conversione delle vecchie obbligazioni in titoli delle nuove banche nate dal falò delle vanità e infedeltà che le aveva distrutte.
Evidentemente giocare con i destini della gente è cosa buona e giusta e, come insegnano i numerosi esempi del passato, la truffa è una pratica diffusa. Sia si tratti di banche oppure grandi aziende che decidono di approvvigionarsi sul mercato finanziario, c’è sempre un parco pecore da tosare o addirittura uccidere per far quadrare conti sempre più ballerini.

I casi di Cirio e Parmalat, due colossi alimentari all’apparenza solidi, redditizi e con una lunga tradizione alle spalle lo dimostrano. All’inizio degli anni 2000 la Cirio, fortemente indebitata con le banche e a un passo dal default, emette obbligazioni per un miliardo e 100 milioni di euro, le banche creditrici prima le comprano e poi le rivendono a 35000 ignari risparmiatori.
Dall’esame dei conti risulterà che il risparmio raccolto è servito non a finanziare investimenti ma a ripagare le banche dei loro prestiti. E nella lunga querelle giudiziaria seguita, la metà dei risparmiatori non ha avuto restituito nulla, una gran parte dei restanti una cifra decurtata di oltre la metà e solo una piccolissima parte l’intera somma.

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Le banche in quel caso hanno venduto obbligazioni marce conoscendo esattamente lo stato di salute dell’emittente, rifilando agli inconsapevoli acquirenti un prodotto a perdere.
L’art. 1490 c.c. “impone al venditore di garantire che la cosa venduta sia immune dai vizi che la rendono inidonea all’uso cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore” questa previsione si applica ai piccoli venditori, le banche non sono venditori qualsiasi e spesso non rispondono del loro operato.

Qualche anno dopo lo scherzo si ripete. Di mezzo c’è sempre una grande, anzi enorme azienda e grande, anzi enorme, sarà la dimensione della truffa. Lo schema è lo stesso, si fanno acquisizioni con il denaro preso a prestito, con il cash si foraggiano protettori e amici non disdegnando di corrompere e acquisire benevolenze.
Per supplire a bilanci sempre più in difficoltà si ricorre ai prestiti obbligazionari e si lascia che a piazzarli siano le banche, le migliori banche, quelle dentro giganteschi palazzi, così enormi che immaginarli cadere è solo un incubo.
Alla fine del gioco la truffa sarà di 14 miliardi di euro, i truffati 150mila. E anche se il risanatore della società, oggi in mano francesi, ha operato con meno crudeltà del governo, convertendo in warrant che scadono tra pochi giorni i diritti vantati dai truffati resta il problema della scarsa vigilanza e dei ripetuti imbrogli ai danni dei risparmiatori.

L’elenco dei raggiri è lungo a cominciare, negli anni 80, da Sgarlata e 18000 frodati, passando per Finmatica, Giacomelli Sport, Fantuzzi e altri, tutti casi di bond emessi in accordo con le banche, vendute dalle stesse e poi non pagati alla scadenza per insolvenza della società emittente.

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Ma quella che una volta si sarebbe chiamata la madre di tutte le truffe ha dimensione internazionale, applicazione locale e, con perfetta italica continuità, nessuno chiamato a pagare.
Libor ed Euribor sono le sigle che indicano il tasso interbancario, il tasso di riferimento delle transazioni tra banche fissato da un’agenzia cui affluiscono i tassi dichiarati dalle banche scremate, come nelle gare d’appalto, dai quelli troppo alti o troppo bassi.

Ma il sistema bancario non mise troppo tempo a capire, come già gli appaltatori quando vogliono pilotare una gara, che facendo cartello avrebbero potuto manipolare il tasso interbancario e di conseguenza aumentare oltre i valori di mercato i tassi da gravare sulla clientela.
Così mentre l’inflazione subiva robuste battute d’arresto, i mutui a tasso variabile contratti nell’idea che la stabilità monetaria e la vigilanza europea li avrebbe mantenuti bassi, viaggiavano in libertà trasformando rate, prima compatibili con i bilanci familiari e il sogno di una casa, in vere tragedie. Da 700 euro mensili a 1200 in un semestre e insolvenze a catena. Case confluite nei patrimoni bancari e soldi e sacrifici di migliaia di risparmiatori svaniti.
Quando finalmente i governi si accorsero del semplice marchingegno che stava rovinando milioni di famiglie, corsero ai ripari sanzionando i protagonisti. Barclays, Societé Generale, Deutsche Bank, Hsbc e Rbs subirono multe milionarie ma nessuna misura di questo genere è stata applicata in Italia.
Negli Stati Uniti, luogo da cui si sono originate buona parte delle tempeste finanziarie degli ultimi decenni, i protagonisti delle truffe sono perseguiti duramente e seppelliti dentro le carceri sotto montagne di anni di detenzione. Ottocentoquarantacinque anni per Sholam Weiss, condannato per aver sottratto milioni di dollari dai fondi pensione, o Bernard Madoff condannato a 150 anni di carcere per una truffa da 65 miliardi di dollari.

I mali italiani che riaffiorano con frequenza suscitando indignazione e pochi rimedi, hanno radici antiche. Intanto la scarsa condanna sociale. Nell’Italia che ammira i furbi, i protagonisti dei raggiri milionari o miliardari spesso la fanno franca e riescono persino a godersi i frutti occultati. Oppure, dopo una pausa dorata, sono di nuovo in sella alla guida di grandi istituti finanziari che solo un cavillo lessicale non include tra le attività inibite. A un contesto di tolleranza e protezione corporativa si è aggiunto un ruolo della politica sempre più sottoposta a voleri esterni che la orientano e condizionano. Immaginare che l’Italia di domani non conosca scandali di questo genere, che i risparmiatori siano protetti, i clienti delle banche non vessati è solo un pio desiderio. Le attuali regole, tutte scritte a favore di una parte e a sfavore di tutte le altre, consentono solo timide e inefficaci difese. L‘unica possibile resistenza è vigilare, non dimenticare e indignarsi fino a costringere i governi di turno a difendere i cittadini e non i grandi interessi.

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