Cittadini o sudditi? Sulle grandi opere occorre coinvolgere le comunità locali


Nell’arco di alcuni anni se le imprese non si ammaleranno di variantite acuta, Palermo avrà tre linee di tram, il passante ferroviario e la chiusura dell’anello ferroviario. Un sistema di trasporti pubblici ancora insufficiente per una città di 700 mila abitanti, ma preferibile alle mandrie di auto private incolonnate lungo le strade cittadine e l’insufficiente rete di autobus che obbliga a estenuanti attese alle fermate. Le progettate altre tre linee di tram dovrebbero compiere il miracolo di consentire la mobilità per tutto il territorio urbano con i mezzi pubblici.

Ma qual è l’altra faccia della medaglia? Cosa sta accadendo a Palermo, metafora di tanti mali, in tema di lavori pubblici, trasporti, verde, pulizia? Il vecchio adagio che vede chi governa cadere nell’autosufficienza, nell’elusione dei nuovi principi di coinvolgimento del pubblico, accomuna governi presenti, passati, e stante la relativa inerzia della cittadinanza, anche quelli futuri.

La Convenzione di Aanrhus – dal nome della cittadina danese dove è stata firmata – è in vigore dal 2001 e
assicura: “Il pubblico interessato è informato nella fase iniziale del processo decisionale in materia ambientale in modo adeguato, tempestivo ed efficace, mediante pubblici avvisi o individualmente. Le informazioni riguardano in particolare:

a) l’attività proposta e la richiesta su cui sarà presa una decisione; b) la natura delle eventuali decisioni o il progetto di decisione; c) l’autorità pubblica responsabile dell’adozione della decisione; d) la procedura prevista, i) la data di inizio della procedura; ii) le possibilità di partecipazione offerte al pubblico; iii) la data e il luogo delle audizioni pubbliche eventualmente previste; iv) l’indicazione dell’autorità pubblica cui è possibile rivolgersi per ottenere le pertinenti informazioni e presso la quale tali informazioni sono state depositate per consentirne l’esame da parte del pubblico;”

Sono state osservate queste previsioni nel caso dei lavori del tram, dell’anello e del passante ferroviario a Palermo? Possiamo risponderci da soli: non sono state osservate. Le opere pubbliche pensate per il bene della città restano spesso sconosciute ai cittadini. Uno per tutti: lo stesso Parco Cassarà realizzato alcuni anni fa e adesso chiuso per presunte infestazioni da amianto, era sconosciuto al 98% dei palermitani e a quattro quinti dei consiglieri comunali. Sui lavori per la mobilità si continua a fare grande confusione generando allarmi spesso fondati e disinformazioni a tutti i livelli.

Intanto le opere sono state pensate, progettate e appaltate da un’entità nazionale, l’Italferr per conto della Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Il Comune è il beneficiario rimasto fuori sia nella fase iniziale, sia in quella esecutiva. Diciamo che questo operare somiglia molto al metodo con cui gli Stati Uniti hanno realizzato il collegamento tra l’ovest e la costa est del loro continente: un’organizzazione potente e spavalda che tratta con fare superiore le autorità locali e con nessuna considerazione le comunità delle aree urbane interessate.

Quando i cittadini chiedono l’applicazione della clausola sul verde compensativo e i titolari di appalti milionari nicchiano per onorare questa poco costosa convenzione, dimostrano poca lungimiranza e tanta supponenza. Recidere centinaia di alberi e attendere la fine delle opere per ripiantarli (forse) è segno, nel migliore dei casi, di scarsa considerazione per le proteste.

Anche su Piazza Politeama l’accordo stilato con le associazioni cittadine poteva prevenirsi e realizzarsi operando con chiarezza e senza sotterfugi.

ficus abbattuti

La questione ritorna quindi alla domanda originaria: può una comunità civile essere oggetto di lavori voluti, pensati, appaltati, e controllati al di fuori delle normali procedure che riguardano la gestione del territorio? Possono i residenti conoscere cosa effettivamente sta accadendo nelle aree che abitano solo dal rombo degli escavatori che si presentano come carri d’occupazione recintando, prendendo possesso delle aree e tacitando senza troppe gentilezze gli sventurati che dissentono? Oppure occorre attenersi alle direttive comunitarie che impongono pubblicità, coinvolgimento delle comunità e ricerca delle soluzioni meno invasive e dirompenti per l’ambiente?

Per le ipotizzate altre tre linee di tram si vuole seguire identico metodo? Oppure l’amministrazione comunale ha il dovere e l’obbligo di lanciare una grande campagna di informazione?

Per quanti sconoscono cosa prevede davvero l’anello ferroviario e quale sarà il percorso prossimo venturo per ottenerne la chiusura rimandiamo alla descrizione della ditta che sta realizzando l’opera:

“I lavori consistono nel completamento della Metroferrovia della città di Palermo attraverso il prolungamento del tracciato del ramo esistente, in esercizio a singolo binario, compreso tra le stazioni Notarbartolo e la fermata Giachery. Si prevede la realizzazione del nuovo tratto di linea con tre nuove fermate/stazioni, Porto (in corrispondenza dell’area portuale), Politeama (in prossimità della piazza antistante l’omonimo Teatro) e Malaspina (ubicata al di sotto della via omonima), realizzando così nel tratto di linea esistente tra Notarbartolo e Fiera la nuova fermata Libertà, all’interno della galleria Ranchibile in corrispondenza dell’intersezione tra viale Lazio e via Sicilia. L’estensione complessiva del tratto di nuova linea da realizzare è pari a circa 1.650 metri, quasi interamente a singolo binario; l’unico tratto a doppio binario previsto è all’interno della stazione Politeama che costituirà stazione di testa, con due binari e banchina centrale. Gli incroci tra i convogli saranno possibili in stazione a Politeama, oltre che ovviamente nelle esistenti stazioni ‘Fiera’ e ‘Notarbartolo’. La nuova linea, che si sviluppa partendo dall’esistente stazione Giachery e, ricollegandosi con la chiusura dell’anello ferroviario alla stazione di Notarbartolo, segue un percorso che, dapprima, è allineato alla via Piano dell’Ucciardone e alla Via Crispi e, successivamente, si immette al di sotto della Via Amari per poi costeggiare le piazze Ruggero Settimo (Teatro Politeama) e Castelnuovo; il tracciato prosegue poi sotto via Paternostro, via Latini, piazza Virgilio e via Malaspina, per poi ricollegarsi al fascio dei binari esistenti all’interno della stazione Notarbartolo”.

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